Magdi Allam: «Difendere Israele è difendere la sacralità della vita»
Il vicedirettore del Corriere della Sera ribadisce le sue posizioni senza compromessi presentando il libro "Viva Israele"
"Viva Israele" è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera e consigliere speciale per l’integrazione del sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli , presentata giovedì sera al Teatro Sociale di fronte ad un folto pubblico. La sacralità della vita intesa in quel "viva" è il concetto su cui il giornalista italo-egiziano insiste con forza.
Come spiega Allam, Israele diventa il caso concreto a cui applicare la sua avversione per l’integralismo islamico. Il vicedirettore del Corsera dipinge la marea montante del fanatismo, che lo costringe a vivere sotto scorta, come un fenomeno nato da una volontà di esclusione di alcuni dal diritto di vivere. «Dapprima era Israele; poi tutti gli ebrei; quindi i cristiani; per culminare, dagli anni Ottanta, con i musulmani laici, definiti apostati, e con gli orrori della guerra civile algerina, dove un intero popolo musulmano ha subito dai terroristi eccidi inimmaginabili, i cui risultati ho visto con i miei occhi». Per questo «Viva Israele diventa un’affermazione valoriale; e per me difendere la sacralità della vita è diventata una missione».
Il nemico è fra noi, sostiene Allam senza mezzi termini, ricordando quando denunciò i discorso d’odio di un imam della moschea di Roma: e la recente vicenda della "tentata moschea" di Busto Arsizio cade a fagiolo perchè il giornalista ricordi che ben 730 moschee esistono già in Italia, e che se ne è inaugurata nei primi sei mesi del 2007 una ogni quattro giorni. Per Allam, solidale con l’amico Farioli, va imposto uno stop alla creazione di nuove moschee: prima bisogna assicurarsi che siano luoghi di culto e basta, non di predicazione dell’odio. «Imam e presidenti di presunte comunità non sono l’equivalente islamico del prete o del vescovo, che non esiste. Chi apre questi "centri culturali" spesso è un "musulmano di professione" che lo fa solo per soldi e per il potere sociale che ne consegue».
Senza compromessi anche la linea in politica estera, sempre apertamente critica della linea europea o di quella del governo italiano, bollate di debolezza verso Hamas in Palestina e il regime iraniano definito «nazi-islamico». «Non si legittima chi nega il diritto di altri a vivere» ricorda Allam: «ogni dialogo necessita di una condivisione basilare di alcuni valori fondanti dell’umanità». «In un mondo che globalizza il denaro e la comunicazione» aggiunge, «per avere pace devono globalizzarsi anche i valori». Allam non giustifica apertamente l’"esportazione della democrazia" armi in pugno, ma la guerra è un elemento della realtà, dice: «cominciata dai terroristi e subita da chi tiene al valore della vita», va combattuta perchè «tra fede nella pace e ideologia pacifista c’è una netta differenza, anche Papa Benedetto XVI scrisse che la Seconda Guerra Mondiale era stata una guerra giusta contro un regime inumano». Non solo: anche eventi come la recente affermazione degli islamici in Turchia vedrebbero una risposta debole. «L’Occidente crede che risultati elettorali sanciti dal rispetto formale delle regole democratiche vadano rispettati sempre e comunque» lamenta Allam. La democrazia, insomma, va bene finché non dà risultati scomodi per alcuni, "più democratici" di altri. Gli esempi storici non mancano: Cile, Algeria. Non certo la Germania hitleriana, spesso citata nelle polemiche sul tema.
È impossibile dialogare con un Islam privo di figure di riferimento come può essere il Papa per i cattolici? Magdi Allam non dice questo: «sta a noi scegliere gli interlocutori giusti». Dopo aver sottolineato i fallimenti del multiculturalismo inglese e olandese, con le sue ghettizzazioni spontanee «figlie di una libertà senza regole», il vicedirettore del Corriere afferma la necessità di un’integrazione forte nelle strutture sociali e nei valori italiani. «L’integrazione non è opzionale: un’idea distorta del bene altrui fa sì che all’immigrato di diano diritti senza chiedere il rispetto dei doveri, un atteggiamento in cui l’attuale governo italiano eccelle». Libertà sì, sostiene Allam, ma con regole precise. In ogni caso, «dobbiamo pensare prima a noi stessi, a chi siamo, a stabilire i nostri valori, prima di guardare all’esterno. Dobbiamo offrire un modello credibile per chi arriva qui».
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