Mario Androni, un giocattolo chiamato ciclismo
Intervista con lo sponsor varesino che nel 2008 affiancherà la Diquigiovanni di Gilberto Simoni. E forse di Daniele Nardello: "Sto provando a convincerlo"
Non ci sono solo gli atleti a tenere alta la bandiera del ciclismo varesino sulle strade. Da anni, sulle maglie dei ciclisti, c’è anche il nome di un’azienda che – seppur impiantata a Varallo Pombia per motivi "produttivi" – è ben radicata nella nostra provincia.
Parliamo della Androni Giocattoli e in particolare di Mario Androni, l’imprenditore di Angera che da anni lega il proprio nome al mondo del pedale seguendo le orme di altri grandi patron varesini come Giovanni Borghi (Ignis) o Erminio Dall’Oglio (Hoonved). Nel 2008 sarà co-sponsor della Diquigiovanni di Gianni Savio dopo esserlo stato negli anni scorsi con Barloworld, 3C Casalinghi (foto in basso il varesino Maurizio Bellin) e Lpr.
Un passato in sella nelle categorie minori («tra il ’57 e il ’61, fino ai dilettanti. Avrei potuto passare professionista ma sarei diventato un gregario e ho lasciato perdere. A me piace fare il capitano»), una lunga carriera industriale fino a creare un’azienda che dà lavoro a 50 dipendenti e a molti terzisti, un presente da sponsor iniziato una decina d’anni fa con Claudio Chiappucci.
Signor Androni, fughiamo subito un dubbio: lei è più varesino o novarese?
«Ho lo stabilimento in Piemonte ma sono e rimango un varesino di Angera dove continuo ad abitare. E il logo della mia azienda è proprio la Rocca: quando lo scegliemmo, tra le varie proposte, mi piacque proprio quello».
Nel 2008 lei sarà ancora nel ciclismo, secondo sponsor della Diquigiovanni di Savio. Come mai ha cambiato squadra?
«Io ero legato al team manager Davide Boifava che però ha smesso. Inoltre con la Lpr non ho avuto quel ritorno che, da imprenditore, mi aspettavo, anche perché mi sentivo un po’ tagliato fuori. Così ho scelto di sostenere Gilberto Simoni, che è un amico e che credo che possa ancora dare qualcosa al ciclismo. Gibo è andato nella squadra di Savio, una persona con cui vado d’accordo».
Non ha pensato di affiancare una squadra del Pro Tour?
«Mi ha cercato Saronni per co-sponsorizzare la Lampre, ma per dare il secondo nome a quella squadra ci volevano troppi soldi. Non è nel mio costume promettere quello che non posso dare. Il mio budget andava bene per Savio e così mi sono accordato con lui».
Radio mercato dice che siete sulle tracce di Daniele Nardello. È vero?
«Diciamo che le voci sono fondate perché mi piacerebbe vederlo ancora correre. Daniele (foto a fianco), che ho appena ospitato a cena insieme a Freire, negli ultimi due anni ha corso poco per via di malanni e infortuni, ma proprio per questo ritengo che non si sia "logorato". Quindi credo possa fare ancora bene, chiudere alla grande la carriera. Io lo avrei ingaggiato subito, ora la cosa è più difficile perché bisognerebbe rivedere i budget: aspettiamo qualche giorno per decidere. Di certo però io non voglio interferire tra il team manager e il procuratore».
Un altro varesino, Ivan Santaromita, potrebbe rientrare nei vostri piani?
«No, su di lui non posso prevedere nulla».
Qual è il suo parere sui problemi che il ciclismo deve affrontare in questo periodo?
«Sarebbe sbagliato mettere la testa sotto la sabbia e nascondere i problemi. Bisogna educare e moralizzare i giovani, spiegando loro che il ciclismo fa bene al fisico e alla mente se lo si affronta in modo sano. Altrimenti rischia di rovinarti per il resto della vita, se è accompagnato da certe sostanze. Un discorso che va fatto ai ragazzi, soprattutto quelli che arrivano dai paesi poveri che sono più vulnerabili. E poi, mi lasci dire, che troppo spesso i giornali sbagliano: si strilla quando salta fuori un caso di doping ma non si parla mai delle gare, anche importanti, relegate in un trafiletto. Non mi pare giusto».
La sua azienda produce giochi da spiaggia. Mai pensato alle mitiche biglie con le foto dei ciclisti?
«Sinceramente no. È un articolo che non abbiamo mai realizzato e non penso inizieremo a farlo. Un tempo c’erano una ditta di Bologna e una di Milano per questo articolo, oggi non so più chi le fa. Idem per le bolle di sapone con le foto degli atleti».
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