Spari contro la caserma, un atto dimostrativo
Secondo il comando provinciale dei carabinieri è stata una risposta al controllo sul territorio. L'arma potrebbe provenire dalla Svizzera
«La criminalità organizzata non c’entra e tantomeno il terrorismo. Si tratta di un atto dimostrativo, segno che sul territorio facciamo bene il nostro lavoro». Il comando provinciale dei carabinieri, dunque, esclude che dietro gli spari esplosi contro la caserma di Porto Ceresio, nella sera del 26 novembre scorso, ci sia qualche cosa di grosso.
Del caso se ne sta occupando direttamente il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Claudio Criscuolo (foto). Non si sta indagando a 360 gradi bensì verso ipotesi precise, appunto, personaggi molto conosciuti, ai quali la presenza dei carabinieri deve aver dato molto fastidio.
Tre colpi, sparati con una pistola calibro 7,65, di notte e in condizioni tutt’altro che agevoli, sempre secondo il comando provinciale, sarebbero opera di qualcuno che si è sentito particolarmente controllato dagli uomini dell’Arma che presidiano il territorio. È difficile, invece, stabilire la provenienza della pistola usata quella notte, che, sempre secondo gli inquirenti, potrebbe essere stata acquistata anche nella vicina Svizzera, dove armi e munizioni non mancano.
Coordina le indagini il pubblico ministero Tiziano Masini.
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