Black out in ospedale, colpa di un interruttore sbagliato
La Regione: i generatori di emergenza si spensero per una scelta tecnica poco efficace rispetto ad altre proposte
Una scelta tecnica sbagliata, un interruttore che non ha funzionato perché nei casi di black out come quello del 15 ottobre scorso, quel particolare tipo, è stato accertato, non è stato in grado di risolvere il problema. E altri tipi di interruttori? Probabilmente avrebbero funzionato.
C’è questa realtà, in termini molto grezzi, dietro all’indicazione che la Regione Lombardia ha dato nel pomerigio circa l’indagine voluta dal presidente Formigoni sul blocco dei generatori di emergenza che lasciarono al buio l’ospedale, il 15 ottobre, dopo uno choc sul circuito di corrente della struttura.
Una mattina di paura, con i pazienti al buio nei lettini della sala operatoria e un senso di smarrimento profondo tra gli operatori sanitari, che mai avevano visto in un ospedale un guaio del genere.
La fine dell’inchiesta del Pirellone è stata annunciata oggi con un comunicato molto prudente. «E’ risultato in particolare – spiega la nota – che il guasto verificatosi in relazione ai generatori di energia elettrica sia da collegarsi a una scelta tecnica rilevatasi meno efficace di altre proposte».
Si tratta di una prima spiegazione ma che lascia ancora aperti molti interrogativi e in particolare chi abbia fatto quella scelta tecnica e perché: non vi è quindi nessun accenno alle responsabilità, compito che, sottolineano dall’assessorato alla sanità, non era tra gli obiettivi della commissione regionale: l’assessore regionale Luciano Bresciani ha infatti solo raccomandato all’azienda di eseguire gli opportuni aggiustamenti e simulazioni di eventi impropri.
Per l’accertamento delle responsabilità bisogna dunque rivolgersi alla procura della repubblica e all’azienda ospedaliera. La procura della repubblica sta indagando fin dal giorno del black out, ha ascoltato diversi testimoni e dato luogo ai provvedimenti per le perizie di rito.
Quanto all’azienda ospedaliera, secondo l’assessore regionale alla sanità Luciano Bresciani, dovrà, «nella sua autonomia, procedere con eventuali provvedimenti».
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