Flai: “La cassa integrazione per i lavoratori Sea non è ineluttabile”

Nota del sindacato in merito al futuro dello scalo di Malpensa

Riceviamo e pubblichiamo 

Ormai da alcuni mesi, per le decisioni Alitalia relative allo spostamento di circa 130 voli da Malpensa a Fiumicino, si sente parlare di Cassa Integrazione per i dipendenti SEA. Gestore ed Handling. Su questa questione che si può rivelare una pura mistificazione ed uno strumento di trasformismo industriale che espelle il lavoro stabile e sicuro e immette nei settori produttivi SEA con alte percentuali di manodopera il lavoro precario in modo sistematico, la F.L.A.I. intende confrontarsi con i diversi interlocutori, sia dell’Azienda che del Sindacato, per fare chiarezza e per contrastare in modo netto qualsiasi operazione che crea vantaggi per un’elite e svantaggi per la stragrande maggioranza dei lavoratori che rappresentano la forza vitale dell’Azienda.                                                                                                                                        Rileviamo innanzi tutto stridenti contraddizioni: da una parte abbiamo l’ipotesi della SEA di utilizzare la Cassa Integrazione con un progetto che conosciamo solo per sentito dire, dall’altra il Presidente Formigoni ed illustri rappresentanti Istituzionali e del mondo industriale della Lombardia chiedono al Governo il ritiro graduale dei vo! li Alita lia nell’arco di tre anni e il rilascio degli slots per poterli assegnare ai vettori internazionali che vogliono far scalo su Malpensa.                                                                                                                

Forse è opportuno un maggior coordinamento tra Istituzioni e SEA per evitare chi si vada a ruota libera e si crei una stagione di confusione generale ove prende il sopravvento l’incertezza e la pratica di vivere alla giornata che lascia i lavoratori come “color che son sospesi” senza mete e senza futuro. Quali motivazioni nei lavoratori possono nascere da una realtà simile, Dio solo lo sa. La confusione origina anche dalle invocazioni al Governo della Cassa Integrazione, eufemisticamente definita in un volantino della Filt-Cgil del 15 gennaio “strumenti di tutela dell’occupazione”in quanto questo strumento, a nostro avviso, deve essere l’ultima spiaggia per affrontare i problemi occupazionali nel Gruppo SEA e non la prima misura da prendere che può rivelarsi una iattura per i lavoratori. Non conoscendo quali congetture la SEA ha, quando sollecita al mondo politico e sindacale la Cassa Integrazione, riteniamo fondamentale esprimere il nostro dissenso come Organizzazione Sindacale chiedendo ai lavoratori di fare opposizione ad una politica aziendale poco chiara e senza prospettive per il loro futuro.               ! ; & nbsp;                                                                                                                               Perché non vengono invece convocate assemblee generali su questi problemi? Perché non si discute con i lavoratori su quante terziarizzazioni la SEA ha introdotto sia nei settori dell’Handling che in quelli del Gestore? Il Sindacato ha il dovere, prima di chiedere la Cassa Integrazione, di contrastare la SEA sugli appalti di attività tradizionali di assistenza passeggeri e di rampa che ha fatto fino ad oggi; riguardano certamente un migliaio di lavoratori tra Linate e Malpensa. Queste anomalie sono sotto gli occhi di tutti, si tratta di rinegoziare quali settori possono essere gestiti direttamente da SEA, di definire Organizzazioni del lavoro nuove ed efficienti e di operare un’equa mobilità del personale all’interno delle Aziende del Gruppo SEA anche con percorsi dall’Handling al Gestore e viceversa, a seconda delle esigenze. Il ricorso alla Cassa Integrazione tout- court tanto per fare un’opera di bonifica sulle fasce più deboli dei lavoratori non deve essere accettato, tra l’altro la politica della Cassa Integrazione è una visione statalista, antimoderna, inefficiente, non equa, serve alle oligarchie monopolistiche della SEA per fare più profitti con le tasse, gli affitti e le tariffe aeroportuali ai danni degli utenti e dei! lavorat ori. Profitti poi che vengono distrutti con le operazioni sbagliate come quella argentina di alcuni anni fa o servono per creare veri e propri privilegi per caste di vecchi e nuovi dirigent. Le conseguenze del cambio di rotta di Alitalia su Malpensa non possono ricadere in termini negativi sui lavoratori con ristrutturazioni pesanti antilabor, ma devono, invece, rappresentare l’occasione per ridisegnare una  SEA con nuovi assetti produttivi. Tutti criticano la scelta di Alitalia di ritirare i voli intercontinentali da Malpensa, nessuno critica l’incapacità dei vari managers della SEA che hanno distrutto l’Handling perdendo i contratti con molte Compagnie aeree importanti europee, che non hanno avuto capacità di acquisire nuovo traffico, che perdono quote di mercato continuamente anche nel settore delle merci in continua espansione, che con MLE non riescono a fare concorrenza all’ALHA, azienda di Handling merci di riferimento su Malpensa. Sono passati decine di managers dal 1998 ad oggi dalla SEA, tutti hanno prosciugato grandi risorse con lauti stipendi ed indennità di buona uscita miliardarie. I risultati della loro gestione, diciamolo, sono stati deludenti: abbiamo Organizzazioni del Lavoro poco efficienti, confuse, in condizioni estremamente difficili per far crescere la produttività. Ora la Cassa Integrazione, a nostro avviso, sarebbe il colpo di grazia per trasformare la SEA in una Società senza anima, con lavoratori senza futuro, senza senso di appartenenza, senza diritti di partecipazione, con decisioni di vertice avulse dalle esigenze e dai bisogni dei dipendenti. Vengono strumentalizzati i contratti degli interinali oggi (troppo tardi) per chiedere la Cassa Integrazione e ci si dimentica delle migliaia di lavoratori precari costretti a lavorare con contratti asiatici nelle varie cooperative e consorzi di cooperative. Non è anche questa una contraddizione? Lo scenario di deriva e di imbarbarimento è veramente inaccettabile perciò il dovere di critica è nec! essario, ma non solo la critica, ci vuole anche la lotta di opposizione alle politiche sbagliate, di chiunque siano. Non viviamo in un capitalismo ove è premiato il merito dei dirigenti, ma conta soprattutto l’appartenenza a questa o quella cordata politica, indipendentemente dalle capacità e dai risultati, quindi il Sindacato non può abdicare al suo ruolo di vigilanza e controllo sugli atti aziendali con l’obiettivo di salvaguardare l’Azienda come bene comune, costruita a poco a poco con l’impegno delle diverse generazioni di lavoratori che si sono avvicendati nel corso degli anni. Chiediamoci quale Azienda SEA ci immaginiamo per il futuro, quali aeroporti, fatti di una realtà sociale liquida come vogliono certi tecnocrati nostrani? Oppure ne vogliamo una ben strutturata, moderna, vivibile, a misura d’uomo, vissuta con regole, gestita con criteri di pesi e contrappesi tra le politiche di programma e controllo e quelle gestionali? Una Azienda in cui il Sindacato non sia considerato una variabile indipendente, ma una forza propulsiva e creativa, una vera rappresentanza di lavoratori che argomenta le sue tesi in modo ragionato, con capacità e con rigore, possibilmente unitario, senza ascoltare sirene aziendali, ma tenendo conto che l’autonomia sindacale è la prima libertà da difendere e l’unità, in una stagione di ristrutturazione come quella che stiamo vivendo, è fondamentale? La F.L.A.I. ha cercato l’unità proponendo a tutte le sigle Sindacali un incontro unitario a Malpensa per costruire una linea del Piave al disfacimento aeroportuale, alla precarizzazione sistematica del lavoro, alla Cassa integrazione da consegnare nelle mani della SEA per tutte le bonifiche del personale che ritiene opportuno, Direzioni amministrative, manutenzioni, handling, coordinamenti di scalo, ma le Organizzazioni Confederali Cgil/Cisl/Uil, hanno declinato l’invito unitario fatto dalla F.L.A.I., convocando una loro riunione a Malpensa per il giorno 24 gennaio 2008, escludendo anche le RSU del! le sigle sindacali autonome. Forse questi dirigenti sindacali pensano di essere ispirati dal Sacro Graal, noi ci crediamo poco, anzi pensiamo che il rinchiudersi nella loro cittadella costituisca di per sé una debolezza e una visione miope che rifiuta la possibilità di un arricchimento delle proposte. La F.L.A.I. comunque, assieme ad altre sigle sindacali, Slai e Cub, ha già aperto una procedura di raffreddamento e conciliazione per poter indire degli scioperi atti a far attuare dalla SEA nuove politiche di sviluppo tenendo in considerazione i diritti dei lavoratori, i loro interessi e il loro futuro. Insieme abbiamo ragionato che se sarà indispensabile, dopo adeguati confronti con la SEA, ricorrere alle tutele occupazionali, queste devono essere ponderate, congiunturali, valutate, contrattate ed accettate dalle assemblee dei lavoratori. Ma ripetiamo questi tipi di intervento per noi sono solo l’ultima spiaggia. La prima cosa che chiediamo è il confronto con SEA sui nuovi assetti produttivi, sull’Organizzazione del lavoro dei diversi settori, sulle regole da adottare in caso di mobilità interna, sulla formazione da mettere in campo per eventuali riconversioni professionali, sul nuovo traffico che dovrà sostituire i voli Alitalia che saranno tolti realmente da Malpensa. Siamo convinti che questo sia l’approccio giusto oggi e siamo convinti che dopo aver strutturato in modo adeguato le organizzazioni del lavoro dei diversi settori, gli esuberi in SEA, saranno molto meno di quelli che vengono annunciati quasi in, modo propagandistico da soggetti interessati, troppo interessati alla cassa integrazione.   

Segreteria regionale Flai

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Pubblicato il 23 Gennaio 2008
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