Flessibilità, il primogenito della globalizzazione”

Il sociologo Luciano Gallino nel suo recente pampleth "Il lavoro non è una merce" (Editori Laterza) analizza le trasformazioni nel mondo del lavoro

Quando nacque l’Organizzazione internazionale del lavoro ( Oil) che coinvolge governi, sindacati, imprese, il primo comma della dichiarazione di Filadelfia del 1944 a proposito della sua finalità recitava : " Il lavoro non è una merce".

Ed è a partire da questo assunto che soprattutto in Europa si è sviluppata una forte legislazione del lavoro in coincidenza con quello che è stato definito il compromesso keynesiano-fordista, materializzatosi nel nostro paese, dopo una lunga stagione di lotte contro i licenziamenti arbitrari, nello Statuto dei Lavoratori del 1970.

Poi, come è noto, il vento a metà degli anni settanta è cambiato: il neoliberismo, a partire dai governi conservatori di M.Thatcher, ha ritenuto il diritto del lavoro e le organizzazioni sindacali un ostacolo al dispiegarsi dell’ideologia della competitività e della flessibilità del lavoro, sicchè, come annota il sociologo Luciano Gallino nel suo recente pampleth " Il lavoro non è una merce.Contro la flessibilità", a " un periodo di mercificazione del lavoro è seguito, e prosegue tutt’ora, un periodo che ha accentrato la ri-mercificazione del medesimo".

Pertanto, cambiando il modello organizzativo nell’occidente industrializzato in senso post-fordista, mentre le politiche delle imprese transnazionali ritengono più appetibili per la catena fordista della creazione di valore le periferie e le semi-periferie sul piano dei costi e dei diritti, la legislazione si è orientata a reintrodurre una concezione del rapporto di lavoro quale contratto di natura meramente commerciale, ove, attraverso la diffusione del lavoro interinale o in somministrazione, la liberalizzazione dei contratti a termine, il proliferare di molteplici figure parasubordinate , si è favorita una presunta individualizzazione dei rapporti lavorativi, che in realtà devono soggiacere allo strapotere delle controparti datoriali.

Perciò Gallino considera la flessibilità " il figlio primogenito della globalizzazione", poiché la messa in concorrenza dei lavoratori su scala mondiale, cioè tra la maggioranza priva di diritti ed una minoranza dotata di garanzie certe, non solo frammenta ed indebolisce il mondo del lavoro, ma tende a scardinare sia le forme della rappresentanza, sia le conquiste del passato.

Non si può però sottacere come l’ideologia della competitività, stante le difficoltà di avanzamento di una concezione dei diritti sociali fuori dall’occidente, permei da tempo le decisioni della Commissione europea, mentre in Italia, sono parole di Gallino: " tre quarti delle forze politiche del centro-sinistra hanno una concezione meramente adattiva delle politiche del lavoro".

Tant’è che i guasti in direzione della flessibilizzazione dei rapporti di lavoro si sono originati a partire dal protocollo siglato dalle organizzazioni sindacali con il governo nel 1993 e quindi dalle legge Treu del 1997, poi peggiorata a dismisura dalla legge 30 di marca berlusconiana.

Ma se l’analisi di Gallino può sembrare al contempo lucida e pessimistica, non mancano nel suo testo alcune proposte finalizzate a intervenire nello scenario mondializzato.

Innanzitutto, Gallino pensa che vadano attivate delle politiche del lavoro di carattere globale, mirate a garantire legislativamente investimenti socialmente responsabili, combattendo altresì la violazione dei diritti operate dalle Tnc ( le imprese transnazionali) e riducendo lo squilibrio in termini di retribuzioni e di condizioni di lavoro tra paesi sviluppati e non.

Inoltre, contrastando la tendenza europea che vorrebbe ridurre i diritti del lavoro scambiandoli con la nozione di flessisicurezza in auge in Danimarca ( cioè la massima flessibilità con la massima sicurezza), Gallino ritiene indispensabile una nuova legislazione del lavoro che nel solco del dettato costituzionale ripristini il legame tra la persona del lavoratore e la prestazione lavorativa, rimettendo al centro l’essere umano e non il puro rapporto di scambio sancito dal dominio del mercato.
Come si può comprendere, sono tesi tutt’altro che estremistiche: semmai si tratta di ricostruire quegli adeguati rapporti di forza necessari per combattere l’estremismo dell’ideologia neo-liberale.
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Luciano Gallino
Il lavoro non è una merce contro la flessibilità
Pagg. 173 € 14
Editori Laterza

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Pubblicato il 28 Gennaio 2008
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