Nuovo ospedale: “Supereremo le emergenze una ad una”

Dopo il parere negativo del CEI, l'ospedale dovrà chiudere le terapie intensive per risolvere l'imperfezione del sistema elettrico. Ancora in tilt sistemi telefonici e informatici. Parla il nuovo direttore generale

Due ore senz’acqua. Tre giorni senza computer e telefoni. Le terapie intensive sull’orlo della chiusura "per lavori".
Per il monoblocco, il 2008 non si può dire che sia iniziato con il piede giusto.
Da qualche giorno l’ospedale di via Guicciardini, costruito con impienti avvenieristici dal punto di vista tecnologico, è vittima di un black out informatco che vieta di rilasciare referti, archiviare, ecc.
È anche isolato telefonicamente e per comunicare bisogna dotarsi di cappotto e scarpe per raggiungere fisicamente i suoi locali, soluzione che vale anche per i colleghi del vecchio ospedale.

Ieri, nel reparto di terapie intensive è mancata l’acqua ( si, ci risiamo, ancora l’acqua) e nessuno riusciva a spiegarsi il motivo.

Completa l’opera l’esito del consulto con il Comitato Elettrotecnico italiano, che ha dato ragione ai collaudatori circa le imperfezioni dell’impianto elettrico nello stesso quartiere delle terapie intrensive. A dieci mesi dalla sua entrata in funzione, dunque, le unità intensive di cardiochirurgia, neurochirurgia, trapianti, generale, subitnsiva dovranno chiudere dai tre ai cinque giorni, per permettere ai tecnici di mettere a punto il sistema di "messa a terra". Un’operazione che costringerà al blocco delle attività: visto che i fili passano nel controsoffitto, si dovrà chiudere il reparto, sgomberarlo, per poi risistemarlo, nell’arco, appunto, di tre o cinque giorni.
Il problema rilevato non è grave da un punto di vista operativo, è solo il risultato di una diversa interpretazione della legge vigente tra l’azienda realizzatrice e i collaudatori: « Diciamo che in questo frangente, visto i problemi che il nuovo ospedale ha dovuto affrontare, abbiamo deciso di essere più realistici del re». Il dottor Bergamaschi, nuovo direttore generale dell’azienda, non nega o sminuisce il problema ma assicura che la situazione va inquadrata come eccesso di zelo: «Abbiamo chiesto noi il parere del CEI e, ottenutolo, vogliamo seguirlo. Così, approfittiamo di questi lavori straordinari per perfezionare anche dei particolari che ci hanno suggerito gli operatori. L’operazione, comunque, è già stata pianificata dalla direzione sanitaria e tutto avverrà senza gravi ripercussioni per i pazienti».
Più "dolorosa" dal punto di vista professionale è l’emergenza telefonia: «Questo intoppo mi colpisce maggiormente, forse a causa della mia precedente funzione ( direttore dei sistemi informatici del Ministero, ndr) . Il sistema adottato dal monoblocco è tecnologicamente molto avanzato, e non poteva essere diversamente.  Il fatto è che l’operatività va continuamente tarate e messa a regime. Probabilmente, la continua crescita dell’attività supportata dal sistema di telefonia integrata ha creato qualche falla.  Abbiamo bisogno di fare esperienza e di attivare un sistema di monitoraggio efficiente. Solo in quel momento, le disfunzioni diventeranno fisiologiche e perfettamente governabili».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 10 Gennaio 2008
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