Aborto: la maggioranza dei medici varesini è obiettore
Mentre a Varese c'è sostanziale equilibrio, nell'azienda bustese le interruzioni erano garantite da un medico esterno. Solo nell'agosto scorso, la situazione è cambiata
"Io, personalmente, sono obiettore per motivi etici, ma nel dipartimento che dirigo c’è un equilibrio tra obiettori e non obiettori e la donna viene sempre trattata con il massimo riguardo". Il professor Francesco Bolis, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’ospedale Del Ponte, interviene sulla questione dell’ "aborto" spiegando quali sono le direttive che vengono seguite a Varese e a Cittiglio: "A Varese operano 14 ginecologi e sono equamente divisi tra obiettori e non. Io rispetto profondamente la donna e le sue motivazioni. Per convinzione personale, sono contrario all’errore, e per me l’atto abortivo è un errore, non all’errante che ha sempre e comunque il massimo rispetto. Noi abbiamo un ambulatorio dove viene dato anche sostegno psicologico. I nostri medici affrontano la questione con la paziente che ha una settimana di tempo per decidere. Ribadisco, nel massimo rispetto".
Lo scorso anno, al Del Ponte e al Pia Luvini di Cittiglio sono state eseguite 388 interruzioni volontarie della gravidanze, mentre sono state 27 quelle attuate dopo i 90 giorni.
Tutti obiettori, con un’unica eccezione, sono, invece, i medici dell’equipe ostetrica ginecologica di Busto Arsizio guidata dal dottor Mario G. Meroni. Al Circolo, le interruzioni erano garantite da un medico esterno fino all’agosto scorso, quando è arrivata una dottoressa che ha fatto una scelta diversa. Lo scorso anno ne sono state eseguite 117.
Diversa la situazione a Saronno, dove gli aborti, terapeutici e non, vengono eseguiti dai due medici non obiettori dell’equipe formata da 10 chirurghi. A Tradate, dove si esegue generalmente il maggior numero di interruzioni ( nel 2007 sono state 184) gli obiettori sono sette su dieci.
" Io sono obiettore perchè ritengo che nessuno possa disporre della vita altrui – spiega il primario bustese – ma sono anche convinto che una legge ci voglia perchè va ugualmente tutelato il diritto alla scelta della donna. Io ne farei, piuttosto, una questione di percorso di decisione, perchè questo avvenga nel modo più serio e consapevole possibile".
Dall’agosto scorso, nell’equipe del dottor Meroni è stata inserita una ginecologa donna che ha fatto una scelta diversa: "Io sono nata nel ’75 quando ormai le pratiche dell’aborto clandestino stavano per passare alla storia – spiega la dottoressa Giorgia Marzaroli – I racconti, però, di cosa è stato mi hanno fatto capire che è assolutamente necessario garantire la massima tutela della donna, l’ambiente sterile, la competenza e la sicurezza. Non dimentico l’estrema delicatezza del momento della scelta che va sostenuto il più possibile con la speranza che in qualsiasi momento si scelga la vita, ma sono convinta che la sicurezza sia altrettanto necessaria e vada garantita. Ecco perchè ho deciso di venire incontro alla donna".
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