Arcigay: «Saremo casti come una festa della Pro loco»
La festa si terrà al Museo del Tessile. La comunità gay risponde a monsignor Claudio Livetti e al centrodestra bustocco
«È tutto molto casto, non ci fossero stati i simboli di Arcigay e Arcilesbica poteva essere una festa della Pro Loco». A dirlo non persone qualunque, ma i presidenti nazionali di Arcigay e Arcilesbica, rispettivamente Aurelio Mancuso e Francesca Polo, intervenuti nella sede varesina dell’Arci per presentare “Tutte le facce dell’amore”, la festa che si terrà al Museo del Tessile di Busto Arsizio questa sera, 14 febbraio, San Valentino. Una data scelta non a caso dagli organizzatori, i partiti della sinistra bustocca, per creare dibattito e provocare. E le reazioni non si sono fatte attendere, dal prevosto Claudio Livetti alla consigliera comunale e regionale Luciana Ruffinelli, affiancati da altri alti esponenti del centrodestra cittadino.
Mancuso alla festa ci andrà e con lui dovrebbero esserci alcuni
politici del variegato mondo della sinistra.
«C’è una scollatura dalla realtà evidente – commenta
Francesca Polo -. I nostri temi sono quelli dei diritti della sessualità, usati troppo spesso dall’ideologia per creare divisioni. Nel nostro libretto “Ci piacciamo” è spiegata la nostra filosofia: parliamo d’amore, l’importante è che ci si piaccia a vicenda. Serve cultura, conoscersi è fondamentale per evitare discriminazioni. Spesso la cosa che disturba non è tanto vedere che esistono gay e lesbiche, ma sapere che siamo felici».
In provincia di Varese non ci sono circoli strutturati di Arcigay e Arcilesbica: fino a fine anni Novanta c’era l’Arcigay, ma è stato chiuso: «Stiamo lavorando per ricostruire una rete», dicono in coro i due presidenti nazionali. Ci sono però tante persone che fanno riferimento alle associazioni, oltre a locali apertamente omosessuali (solo uno però della rete “ufficiale” di Arcigay, il New Flug a Gallarate). Stando ai dati diffusi, gli omosessuali sarebbero circa il 10 per cento della popolazione adulta: «Troppi ancora sono però nascosti, il nostro compito è quello di dare supporto culturale e politico perché i loro diritti siano affermati e garantiti», ha detto il padrone di casa Giuseppe Musolino. Tornando alla festa di San Valentino, l’obiettivo principale è divertirsi: «Pubblicità ne abbiamo avuta fin troppa – chiosa Mancuso -, speriamo riesca bene e che ci sia tanta gente, san Valentino o san Gaio che sia. Potrebbe essere un’utile occasione per aprire la mente a questa provincia, anche se la situazione in giro per l’Italia è tutt’altro che rosea. Rispetto al Pride di tre anni fa, all’“Un Pacs in avanti” che ha colorato le strade di Roma, l’orizzonte dei diritti si è allontanato moltissimo».
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