B.A., medici in prima linea… ancora per nove mesi
Entro fine anno sarà completato il nuovo e moderno Pronto Soccorso ,di cui oggi si è inaugurato il primo lotto (sezione triage ed emergenze), in funzione entro pochi giorni
L’ospedale di Busto Arsizio prosegue nel rinnovamento delle sue strutture, sulla scia di consistenti interventi che nei mesi e anni recenti hanno interessato vari reparti. Ma questa volta si tratta del primo reparto in cui ci si reca, sovente, all’ospedale: il Pronto Soccorso. Ed è un pronto soccorso nuovissimo quello che oggi il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Pietro Zoia ha presentato alla stampa. Quello presentato oggi, domenica 10 febbraio, è il primo lotto di un intervento complessivo che amplierà l’area del Pronto Soccorso dagli attuali 700 a 1800 mq circa, suddivisi in un’area per urgenze ed emergenze – quella appena inaugurata – e una per i casi più lievi, che saranno instradati direttamente dall’area triage (ossia dove si valuta l’importanza relativa del problema riscontrato in chi si reca – o viene portato – in pronto soccorso). Spazi più ampi ma anche più funzionali e moderni, che saranno pronti da qui a quello che Zoia definisce «il tempo di una gravidanza». Nove mesi, o anche meno promette il direttore generale presentando intanto quanto già realizzato fin qui, un’area in cui il trasloco inizierà la prossima settimana, da mercoledì. Da giovedì prossimo 14 febbraio pazienti e automezzi accederanno al nuovo Pronto Soccorso dall’ingresso di via Arnaldo da Brescia.
Non poteva mancare ovviamente il dottor Emilio Lualdi, responsabile dell’unità operativa di pronto soccorso, fra coloro che hanno fatto gli onori di casa insieme al direttore Zoia; con loro il direttore sanitario Brunella Mazzei, il direttore amministrativo aziendale Angelo Bani, il direttore del Dipartimento di Emergenza Giorgio Servadio.
Bisognerà avere pazienza, spiega Zoia, perchè fino al completamento della seconda tranche di lavori i casi meno gravi ancora "si mischieranno", di necessità, con le urgenze. Non è insomma la fine dei disagi, ma l’inizio della fine. Dopo sarà tutt’altra musica, e i due canali – emergenze e non – saranno rigorosamente separati, in nome della funzionalità e anche a tutela di quanti accompagnano in pronto soccorso amici e parenti bisognosi di cure, che possono essere a volte fondamentali per salvare a vita, e a volte risolversi invece in una piccola medicazione o qualche buona parola per far riprendere una persona in stato di shock.
Sono quasi 65.000 le persone visitate nel 2007 al pronto soccorso dell’ospedale di Busto Arsizio: 170-180 al giorno, con picchi di 200, un numero che per Zoia sfiora i 200.000 contando anche quanti accompagnano i pazienti e attendono ansiosamente all’esterno, con tutti i ben noti problemi che questa situazione può ingenerare. Nella gran parte dei casi si tratta di casi di lievi entità, come quelli sopra accennati. Su 64.857 pazienti, 4.472 sono stati classificati come codici bianchi, 53.421 come codici verdi, 6.490 come codici gialli e 474 come codici rossi. Solo il 15% circa necessitava di ricovero. Oltre 300mila, poi, le singole prestazioni ambulatoriali effettuate dal reparto. Il tutto a carico di un personale che comprende 10 medici, un caposala, 25 infermieri e 10 ausiliari, affiancati da tutti gli specialisti dell’ospedale (anestesisti-rianimatori, cardiologi, ginecologici, internisti, ecc).
La prima ala del nuovo Pronto Soccorso dell’Ospedale di Busto
Arsizio, di circa 800 metri quadri, desta subito buona impressione: moderna ed accogliente, non manca di aggiornate apparecchiature ad alta tecnologia. Moderne attrezzature per le sale emergenza/rianimazione, con ventilatori multifunzione per la respirazione assistita, monitor wireless (senza fili) per il controllo dei parametri vitali al Triage, e gli indispensabili defibrillatori per la rianimazione cardiopolmonare. Non mancano appositi sistemi per la videosorveglianza e la climatizzazione dell’intera ala.
La "corsia preferenziale", non metaforica ma reale, creata nella nuova struttura per i casi più urgenti o per chi sta lottando per la vita risponde a esigenze concrete: visivamente vi vengono incontro le porte colorate in rosso e in giallo rispettivamente per i casi di rischio di morte imminente e per i feriti seri ma non in pericolo immediato. Anche i corridoi sono studiati per ottimizzare l’uso degli spazi: vi sono poste delle prese per le maschere ad ossigeno, in modo da poter rispondere ad emergenze massicce ed improvvise che si spera non si verifichino mai ospitandovi le barelle con i pazienti "in sovrappiù". Oltre all’area per accoglienza e accettazione pazienti con sala d’attesa e locale Triage, vi sono due sale visita, una sala chirurgica, un’area emergenze, un’area per l’osservazione breve (24 ore) con posti letto attrezzati e monitorati, una sala d’attesa per i pazienti con codici giallo e per parenti, oltre a locali per il personale e di servizio e la sala gessi.
L’ala che sarà invece completata entro fine anno sarà quella ambulatoriale, un po’ più ampia (sui mille metri quadri); verrà dotata anche di una sala radiologica, del pronto soccorso pediatrico e di un’area traumatologica-ortopedica, oltre che di sei sale visita, del posto di Polizia, del posto per il Servizio 118, di una sala d’attesa per i parenti dei pazienti con codice bianco e verde e locali di servizio. Modernissima sarà la Radiologia Diagnostica digitalizzata, con apposito lettino adattabile alle esigenze del politraumatizzato grave («sarà il macchinario a girare intorno al malato, e non viceversa»). A disposizione del Pronto Soccorso ci sarà anche una Tac dedicata – i tecnici stanno tarando l’apparecchiatura – collocata sempre nel Polichirurgico in Radiologia 2 e in funzione nei prossimi giorni, che porta a cinque, di cui quattro recentissimi, il numero di questi apparecchi di cui dispone il nosocomio bustese.
E se qualcuno si chiede quanto costi tutto questo, ecco le risposte: per il nuovo Pronto Soccorso di Busto Arsizio – prima e seconda tranche – la spesa è di un milione e 200mila euro per i lavori e di 800mila euro per gli arredi e le apparecchiature, finanziati in parte dalla Regione Lombardia e in parte dall’Azienda Ospedaliera stessa.
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