“Era un vero campione, e un amico per tutti”

Così ricorda Candiani un commosso Emidio Cavigioli, suo compagno nella Pro Patria e vicino di casa per tanti anni

Le reazioni alla scomparsa di Enrico Candiani, ex calciatore bustocco della Pro Patria e di grandi club – giocò sia nell’Inter che nel Milan e nella Juventus – non si fanno attendere: il cordoglio è sincero. Ad esprimere le condoglianze della società ai familiari è per primo il presidente della società biancoblu Alberto Armiraglio. «Ci mancherà, era un personaggio significativo nella storia del club e con lui eravamo in rapporti ottimi. Purtroppo negli ultimi tempi era malato, e non avevamo molta occasione di incontrarci, ma era una persona attiva e presente, basti pensare alle tante manifestazioni cui ha preso parte. Ogni tanto lo si vedeva in passato allo Speroni a seguire la squadra, ma soprattutto lo si poteva incontrare ogni giorno in centro città, da buon bustocco, a farsi le sue "vasche" a passeggio, sempre cordiale e disponibile». «Mi dispiace» gli fa eco Andrea Gambertoglio, presidente del Pro Patria club (un migliaio di iscritti). «Quando giocava lui io ero giovanissimo, avrò avuto cinque-sei anni quindi non ho fatto a tempo a vederlo in campo. Però ho avuto modo di conoscerlo in seguito: ha sempre partecipato con piacere alle nostre iniziative, quando chiamavano tutte le "vecchie glorie" dei bei tempi andati lui c’era sempre. L’ultima volta l’ho visto lo scorso autunno ai Molini Marzoli in una di queste occasioni».

Ma il ricordo più sentito, vivo e affettuoso è quello di Emidio Cavigioli. Nativo di Omegna, cresciuto a Novara, sette anni più giovane di Candiani, Cavigioli fu suo compagno di squadra nella Pro Patria e poi suo vicino di casa per molti anni – i due tuttora vivevano a un piano di distanza nello stesso palazzo di via Fratelli d’Italia. È commosso Cavigioli, la voce ferma e chiara nonostante le ottantatrè primavere. «Era un grande giocatore, un mancino nato. E una persona gioviale, sincera, un vero amico per tutti. Era molto malato: ha tribolato tanto negli ultimi mesi, ora ha finito di soffrire» racconta con le lacrime agli occhi. «Lo voglio ricordare semplice com’era, che ogni mattina usciva, andava a comprare il giornale, il pane, passando sotto i portici di via Milano con quei suoi passetti piccoli, veloci e stretti, salutando chiunque incrociava. Lo conoscevano tutti, era benvoluto e stimato».

A Cavigioli e compagni, impegnati nel campionato di serie A 1947/48, "Candianella" si presentò a modo suo: segnando. «Arrivò il 1° gennaio 1948, era un acquisto del mercato invernale. Venne direttamente in aereo a Napoli, dove giocavamo in campo neutro una trasferta col Bari, che aveva il campo squalificato. Be’, vincemmo tre a uno e per lui fu subito gol». Fu l’inizio di una stagione e mezza di prodezze, con un reparto offensivo che rispondeva ai nomi, leggenda tra i vecchi tifosi, di gente come Candiani, Cavigioli, Turconi, Antoniotti…
«Enrico aveva un sinistro micidiale, fortissimo, col quale era capace però anche di segnare su calcio d’angolo – ne fece almeno due così. Con lui e gli altri facemmo uno squadrone. In quel periodo abbiamo battuto fra gli altri Inter, Milan, Lazio, e clamoroso fu il 4-0 fuori casa che rifilammo alla Juventus all’ultima di campionato…» Era il 4 luglio 1948. «Carletto Parola (il difensore immortalato nella mitica rovesciata simbolo delle figurine Panini, ndr) ammattiva, avevamo fatto quattro tiri in porta e quattro gol. "Bel lavoro! Noialtri stiamo perdendo cinquecentomila lire a testa, disgraziati!" ci diceva. Era il premio per il secondo posto, che non vinsero a causa di quella partita».

Fu un periodo d’oro per la squadra, capace di imprese rimaste ineguagliate, e per Cavigioli stesso, che in gioventù aveva giocato nel Novara con il grande Silvio Piola. «Candiani segnava forte, ma anch’io un anno ne ho messe dentro quattordici» ricorda. «Facemmo ventuno partite di fila a vincere sempre nelle partite in casa in quegli anni tra serie A e B, un record imbattuto. Una volta ne rifilammo dieci alla povera Vogherese: dieci a zero!». Cavigioli si tolse sempre nel 1948 un’altra soddisfazione: prese parte alle Olimpiadi di Londra con la nazionale che stabilì un altro record, rifilando agli sprovveduti statunitensi quattro gol negli ultimi cinque minuti (mai più visto a memoria d’uomo, assicura lui), per un totale di nove a zero… Questi erano i tempi di Enrico Candiani e dei suoi compagni.

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Pubblicato il 27 Febbraio 2008
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