Fondi per Malpensa, una boccata d’ossigeno per i lavoratori
Nel decreto "Milleproroghe" 80 milioni per la cassa integrazione e 40 per le infrastrutture. Saranno 3000 i lavoratori che potranno accedere agli ammortizzatori sociali
I 120 milioni che il governo ha stanziato ieri, mercoledì 27 febbraio, rappresentano una boccata di ossigeno per migliaia di lavoratori di Malpensa. Il ridimensionamento di Alitalia sullo scalo varesino, che andrà a pieno regime il 31 marzo ma che ha già cominciato a farsi sentire, ha spinto l’esecutivo a chiedere lo stanziamento di fondi per concedere la cassa integrazione ai lavoratori del sedime aeroportuale, di Sea, di Alitalia, delle società che lavorano a Malpensa e dell’indotto. Ottanta dei centoventi milioni saranno destinati ai dipendenti che il piano Alitalia, direttamente o indirettamente, espellerà dal mondo del lavoro di Malpensa. Gli altri quaranta milioni sono invece destinati al mantenimento e allo sviluppo dei collegamenti infrastrutturali in essere.
Un sospiro di sollievo del quale si fanno interpreti i sindacati. Cgil, Cisl, Uil, Sdl, Ugl Trasporti, Sin.Pa. e Flai ieri sera, mercoledì 27 febbraio, sono giunti ad una prima bozza di accordo con Sea, la società di gestione aeroportuale, preludio indispensabile alla richiesta degli ammortizzatori sociali. Tra gli aspetti da rimarcare il prolungamento dei contratti dei lavoratori stagionali che scadranno il prossimo 29 febbraio: sono circa 100 e potranno restare al loro posto fino al 24 marzo. A quella data l’accordo con l’ente di gestione sarà formalizzato e loro verranno chiamati al lavoro nei periodi di picco. Inoltre per accedere ai fondi del decreto “Milleproproghe” le società non devono avere in essere contratti di tipo
interinale: così anche i 350 contratti interinali che scadranno il prossimo 31 marzo saranno trasformati prima di quella data in stagionali a tempo determinato. Cgil, Cisl, Uil, Sdl e Flai sono favorevoli all’accordo, Cub e Cobas si riservano di consultare i lavoratori. L’accordo Sea-sindacati è solo un primo passo: saranno le agenzie provinciali e regionali del lavoro a sancire la correttezza delle richieste di cassa integrazione. Certo è che nel testo ci sono importanti aspetti, tra i quali spicca la volontà delle parti di sedersi ancora intorno ad un tavolo per discutere del futuro dell’organizazzione del lavoro di Malpensa. Non manca, all’interno di una crisi annunciata e pesante, un ottimismo di fondo sulle possibilità di Malpensa di riprendersi, tant’è che dal 2010, passata la tempesta, un buon numero (da quantificare) di contratti a tempo determinato potrebbero diventare a tempo indeterminato.
Soddisfatti i sindacati, che hanno già avviato una serie di incontri con le società aeroportuali che hanno richiesto gli ammortizzatori sociali. Dai conti (non ufficiali) sembra che potranno essere circa 3000 i lavoratori che potranno usufruire della cassa integrazione: Sea Handling dovrebbe chiederla per 550 dipendenti, Sea Spa per 350, 150 dovrebbero essere i lavoratori in cassa integrazione di Lsg SkyChef, società del catering con la quale è già stata avviata una trattativa. Poi ci sono quelli di Alitalia con base a Malpensa e tutti quelli dell’indotto. Sea inoltre, d’accordo con i sindacati, attuerà un piano di avviamento alla pensione per chi è arrivato a maturare anni e contributi sufficienti.
Resta la preoccupazione per il futuro, ma ci sono margini per essere ottimisti e rinverdire le speranze: «Una boccata d’ossigeno – dice Ezio Colombo della Filt Cgil -, ora non fermiamo le trattative con l’azienda per dare una nuova organizzazione del
lavoro». Positivo anche il giudizio di Luigi Mancini, della Cisl: «Malpensa ha le potenzialità per risollevarsi – spiega -. La scelta dell’abbandono di Alitalia è stata affrettata, almeno c’è il paracadute degli ammortizzatori sociali». Infine una preoccupazione da parte del sindacato spesso sottovalutata: «Il gruppo Sea, Spa e Handling, nel 2008 rischia di andare in perdita per 25 milioni dopo il taglio dei voli Alitalia – commenta Colombo -. AirFrance-Klm a Malpensa utilizza Ata per i servizi di terra, Alitalia invece è servita da Sea: chiediamo che i franco-olandesi, se acquisteranno Alitalia, restino con Sea, che altrimenti avrebbe perdite ben maggiori e difficilmente ripianabili».
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