Il salone del libro, Israele e i “maestri di tolleranza”
La recente polemica esplosa sui giornali commentata da un rappresentante dell’Associazione Italia-Israele
Gentile Direttore,
mi affido alla sua sensibilità democratica affinché il vostro quotidiano on line possa dare voce anche alla posizione della mia Associazione su quanto sta accadendo in questi giorni anche a Varese, vale a dire la campagna assurda per il boicottaggio della Fiera del libro di Torino a causa della presenza di uno stand riservato agli scrittori israeliani e allo Stato di Israele come ospite d’onore.
Amareggia che quando si invita Israele con la sua composita storia e cultura, ecco che appaiono i “maestri di tolleranza”, che magari hanno come filosofia di vita quella di arrivare a bruciare le bandiera con la stella di David o finanche ad odiare gli israeliani, pronti ad incitare a non dare voce e spazio a questa società accomunando tutto e tutti.
Mi domando quale esempio positivo possano dare agli altri questi “maestri di tolleranza” demonizzando l’unico stato veramente democratico della regione e non avendo, invece, il coraggio di iniziare a fare delle battaglie ideali iniziando, per esempio, col fare pressioni affinché l’Autorità palestinese faccia prevalere nei territori sotto il suo controllo (impossibile per la striscia di Gaza sotto il tallone di Hamas) il rispetto dei diritti umani, della libertà di espressione, della libertà di culto, della libertà di professare le proprie idee politiche.
Insisto nell’invitare questi “maestri di tolleranza ” e di pluralismo ad andare a fare cortei in Egitto a difesa della libertà religiosa per tutte le fedi, dove invece la propaganda islamica è un dovere dello Stato e ogni settimana vi sono canzoni, preghiere, film, rubriche tutti inneggianti all’Islam e deprecativi del cristianesimo, mentre invece la propaganda cristiana (tabshir) è proibita per legge.
Invito questi “maestri” a recarsi in Iran a protestare contro quelle autorità che portano avanti la loro campagna intimidatoria fatta di impiccagioni pubbliche, arresti di studenti, condanne capitali a donne e minorenni.
Invito questi “maestri” a recarsi in Siria a difendere il diritto di esprimersi dei dissidenti e contro l’arresto ad esempio Talal Abu Dan, famoso artista siriano e dissidente politico, l’ultimo di una lunga serie di arresti che hanno visto coinvolti oppositori politici.
Invito questi “maestri” a recarsi in Libano a protestare contro gli Hezbollah, che di fatto impediscono ai cittadini di quello Stato di decidere liberamente e autonomamente il proprio futuro.
Tanti altri esempi potrei portare sulla poca libertà e poca democrazia o sui pochi diritti delle donne, siano esse in nero che semplicemente desiderose di essere
trattate alla pari degli uomini, che purtroppo regolano la vita delle persone nella totalità degli stati che circondano Israele o di quelli che poco distanti dai suoi confini cercano di distruggerlo.
Spiace dunque che quando si invita lo stato d’Israele in occasione del 60° anniversario della sua fondazione (evento questo che ha permesso a molti dei sopravvissuti dei campi di sterminio nazisti di avere un posto in cui poter continuare a vivere), in una manifestazione di carattere culturale nella quale si fanno conoscere l’arte e la cultura di una società composita e profondamente democratica e libertaria, ecco che si trova ogni scusa pur di impedire che ciò accada.
Allora a quanti anche a Varese obiettano che bisogna boicottare la presenza di Israele alla Fiera del libro di Torino dico, sinceramente, di riflettere sul loro comportamento e di far prevalere il buon senso, se davvero vogliono essere persone costruttive, al fine di permettere che gli aspetti culturali e di confronto di idee abbiano la prevalenza sulla visione ideologica e di parte.
Ciò renderebbe un ottimo servizio anche a chi, nel proprio ambito, si batte per una soluzione positiva nell’interesse dei due popoli che vivono in quella regione.
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