L’altra immigrazione tra dignità e povertà
Una vita tra lavoro onesto, parrocchia e famiglia. La storia della nonna e della nipotina ci racconta uno straniero diverso dagli stereotipi violenti
Storie di ordinaria povertà. Anche quella di Anabel e di Gabriela è una storia di ordinaria povertà che viene a galla, però, solo nel momento più tragico. Gabriela voleva stare con la nonna e Anabel si divideva tra la nipotina e il suo lavoro di donna delle pulizie. Quando c’è l’affetto di una nonna e di una nipotina anche il freddo non fa paura e in quella casa il riscaldamento non c’era. Era stata sistemata con poche e povere cose, il letto matrimoniale e una stufetta gli elementi essenziali per passare un’altra notte insieme. Solo il monossido di carbonio, silenzioso e mortifero, ha impedito ad Anabel e Gabriela di passarne altre.
Don Pino Tagliaferri le conosceva bene:«Cosa volete che vi dica – commenta ai giornalisti – lei lavorava per le suore di San Giuseppe, faceva le pulizie, era una donna di grande cuore sempre pronta ad aiutare. Tutti loro frequentavano la parrocchia alla domenica e la piccola Gabriela si preparava per la prima comunione con il catechismo. Sono tragedie della povertà». Venivano da San Salvador, uno dei paesi più poveri del sud America, qui cercavano una speranza di vita migliore. Anabel era qui da vent’anni e sempre si è arrangiata tra un lavoro e un altro, Gabriela frequentava una scuola di Varese ed era inserita nella comunità parrocchiale. In casa, però, vivono in tanti per dividersi l’affitto che tocca i 1500 euro:«La casa è grande – dicono alcuni conoscenti – l’affitto è alto e così ci si arrangia dividendo le spese in più persone».
Sotto la casa di via Carcano la comunità sud-americana si stringe attorno ai parenti in questo momento di dolore; si conoscono tutti e man mano che si sparge la voce sulla sorte della piccola i volti si rabbuiano nella fredda sera varesina mentre lo sciame di auto continua a scorrere ignaro della piccola grande tragedia che si è consumata in una sera di inverno. Anche questa è una storia immigrazione, ben diversa da quelle che spesso ci spaventano tra rapine, spaccio e violenza. Anche e soprattutto questa è la realtà degli immigrati: una povera casa, pochi soldi e una maledetta stufa a carbone per scaldare quando il freddo non ha pietà.
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