Case popolari, aumentano gli affitti: presidio ad Aler Busto
Protesta sindacale di un gruppo di inquilini tartassati dai rincari. "Come si campa con ottocento euro di pensione e cinquecento di affitto?"
Presidio in mattinata di fronte alla sede di Aler Busto in via Einaudi. Ad organizzarlo, facendosi portavoce della rabbia di vari inquilini colpiti dai rincari degli affitti determinati dalla legge regionale 27/2007 che ha cambiato le modalità per il calcolo degli affitti. Risultato, aumenti che, pur "spalmati" su più anni, lasciano senza fiato chi campa di modesti stipendi e pensioni da fame. Il presidio di oggi non era numeroso, dato l’orario (le 11): una cinquantina di persone fra pensionati e disoccupati, in rappresentanza dei quasi 1400 nuclei familiari che vivono nelle case Aler.
«Questa politica ha un cognome: Formigoni» commenta per Cgil Gian Marco Martignoni, definendo «spaventosi» gli aumenti se paragonati alle pensioni. Con lui Ezio Mostoni di Sicet (sindacato inquilini espressione di Cisl). I due sindacalisti spiegano come questo sia solo l’avvio della mobilitazione, che prevederà un presidio anche a Varese in data da definirsi e infine la manifestazione regionale prevista per l’8 aprile alle 16,30 a Milano, davanti alla sede della Regione in piazza Duca d’Aosta. I sindacalisti, insieme a Giuseppe Occhicone di Sunia e Roberto Pagano di Cisl, hanno presentato al direttore di Aler Busto Elio Borsani quasi 400 firme raccolte fra gli inquilini per contestare le nuove modalità di calcolo degli affitti, oltre ad affrontare alcune questioni, diciamo così, croniche, che esulano in parte dall’emergenza aumenti, sentendosi garantire un tavolo di confronto che nei prossimi mesi affronterà.
Fuori, la rabbia degli inquilini delle case popolari. «Ottocentosessanta euro di pensione, e un aumento di cento euro, ora ne pago 559. Come si fa?» lamenta Gaspare G.; «per ricalcolare l’affitto nuovo mi hanno considerato il reddito del 2004, l’ultimo anno in cui ho lavorato, un aumento secco di 220 euro… » gli fa eco un altro inquilino, il signor Faraci, «con 840 euro di pensione mensile, è una fortuna che mia moglie lavori…». Una terza persona ci fa presente di essere di fatto disoccupato da sei anni, salvo piccoli impieghi saltuari, e in cura da uno psichiatra per depressione. «Ho avuto anch’io un aumento di 95 euro al mese, per farmelo togliere dovrò presentare il CUD e dimostrare che in tutto quest’ultimo anno ho lavorato solo un mese». Storie tutt’altro che estreme: «aumenti anche piccoli risultano pesanti per chi ha bassi redditi» osserva Mostoni. Figurarsi quelli che piccoli non sono. C’è anche chi siè sentito dire, di fronte alle cifre richieste, di trasferire la propria residenza per far figurare un reddito di meno in famiglia… «e dove la prendo la residenza, sotto il ponte della stazione?»
A irritare gli inquilini, già "caldi" in un’assemblea tenutasi lo scorso 29 febbraio, oltre agli aumenti anche la definizione di "zone di pregio" di alcuni blocchi di appartamenti (via Magenta, via Cellini…), le manutenzioni – eterna croce degli enti dell’edilizia residenziale pubblica – e spese reversibili più trasparenti. Fra le richieste dei sindacati, oltre alla modifica dei criteri di calcolo dei canoni, regole contrattuali coerenti con le finalità sociali degli alloggi, trasparenza su costi e contrattidi fornitura dei servizi a rimborso, commissioni comunali per vagliare la condizione degli occupanti senza titolo, tutelando situazioni di grave disagio o necessità, un taglio a sprechi e inefficienze, finanziamenti regionali adeguati per manutenzioni e riqualificazioni.
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