Cimberio, i gradini percorsi per la discesa agli inferi
L'analisi degli errori che hanno portato la Pallacanestro Varese in LegaDue, per la seconda volta in oltre sessant'anni. Futuro: si ripartirà da Ramagli, ma prima serve una società solida
Un nastro nero sulla testata del forum dei tifosi "Varesefansbasket" rappresenta bene lo stato d’animo degli appassionati in queste ore, a un giorno di distanza dalla seconda retrocessione in oltre sessant’anni di storia della Pallacanestro Varese. Vediamo quindi quali sono stati i principali gradini di questa discesa agli inferi che, hainoi, rimarrà negli annali della città e del club.
MAGNANO GO HOME – Nel caldo della sera tra il 22 e il 23 giugno la società decise di non rinnovare il contratto di Ruben Magnano, il coach argentino che ormai pareva in trattativa per rimanere in biancorosso. Quella sera passò la linea dettata da Claudio Maria Castiglioni e Gianni Chiapparo che convinsero Gianfranco Castiglioni, legatissimo a Magnano, a cambiare rotta. Una scelta anche comprensibile dal punto di vista tecnico (l’olimpionico aveva forse raggiunto il massimo risultato possibile con le risorse a disposizione) ma pessima per modi e forme.
MRSIC, IL NON ALLENATORE – Al posto di Magnano si scelse un terzetto: Mrsic-Vescovi-Meneghin a garantire continuità con un grande passato. Non si fece però i conti sia con l’inesperienza del croato, sia sul fatto che per motivi di tesseramento questi fosse in realtà solo lo scorer. Un handicap non da poco, di certo non la cosa migliore per chi va in campo.
PORTE GIREVOLI – Bastò poi un mese di campionato per distruggere il già fragile mercato estivo. A fine ottobre la Cimberio aveva già bruciato 14 tesseramenti sui 18 disponibili, entro fine gennaio se n’erano andati sei uomini che avevano iniziato il torneo in biancorosso, cui si aggiunse poi Romel Beck. Insomma, un tourbillon di persone che, unito a qualche infortunio fisiologico (l’unico che fa eccezione è quello di Skelin), non ha mai permesso alla squadra di allenarsi al completo, con i giocatori sempre sulla corda ma pure incapaci di fornire continuità.
BIANCHINI NON MIGLIORA LA SITUAZIONE – Con grave ritardo, a fine novembre, ecco il cambio tecnico. Ritorna Bianchini, vincente in passato ma non il top sulla piazza (pochi giorni prima era disponibile Frates, poi finito a Caserta). Un arrivo accompagnato da due altri gravi provvedimenti: la capriola che ha portato Mrsic al ruolo di vice (cosa mai vista e deleteria per i giocatori) e l’abbraccio fatale sul mercato con il Vate e l’agenzia che lo rappresenta.
CHIAPPARO CACCIATO… FORSE – Altra svolta, comunque la si voglia vedere, arrivò ai primi di gennaio. L’amministratore delegato, contestato dalla curva (e non solo) e mai davvero protetto dal club getta la spugna ma per l’ennesima volta da via Sanvito la situazione è gestita senza chiarezza. Le dimissioni di Gianni Chiapparo, accettate secondo le dichiarazioni di Claudio Maria Castiglioni, furono in realtà respinte, tanto che il dirigente è ancora in forza alla società pur con un incarico indefinito. Al suo posto, in teoria, c’è Cecco Vescovi, ma anche la sua posizione non è finora stata chiarita.
IL GRAN FINALE – Gli ultimi due mesi non hanno minimamente cambiato il corso della stagione, anzi. L’epilogo, dopo una serie di sconfitte tra il tragico, l’imbarazzante e lo sfortunato, è arrivato ieri a Masnago, contro Cantù. Una partita che Claudio Maria Castiglioni non ci risulta abbia visto, dal momento che nessuno lo ha notato al palazzetto (eventuali smentite sono graditissime). Una mossa che ha fatto ancor più arrabbiare i tifosi, già costretti a masticare amaro e poi a beccarsi fra di loro.
DOMANI CHISSA’ – Non resta a questo punto che guardare avanti e provare a pensare positivo. La notizia che più conforta è quella relativa all’allenatore: di ufficiale non c’è nulla, ma tutte le strade portano ad Alessandro Ramagli, un ottimo uomo, un ottimo tecnico soprattutto se avrà un mandato a lungo termine. In società, detto di Vescovi, si parla di un incarico a Max Ferraiuolo, una coppia che a prima vista rischia di essere un po’ troppo inesperta se non ci sarà un ulteriore innesto. Resta infine aperta la questione legata alla società, con Castiglioni e Cimberio intenzionati a rimanere e un interessamento da parte di Filippo Maggio (mister DiVetture) a entrare in qualche modo nella compagine. Forse è proprio su questo punto dove serve subito chiarezza: la base solida alle spalle di chi gioca e va in panchina è un fondamento irrinunciabile per non scivolare ancora più in basso.
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