Il cardinale Martini a Gallarate
Il prelato soggiorna all'Aloisianum in occasione delle visite di controllo per il morbo di Parkinson di cui soffre. Ma c'è chi dice che potrebbe ritornarci, per restare
Il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo della diocesi di Milano fino al 2002 e a lungo considerato tra i veri papabili dopo Wojtila, è ritornato a Gallarate in questi giorni, per sottoporsi ad alcuni esami per il morbo di Parkinson, da cui è affetto da alcuni anni. Il prelato ottantunenne ha alternato fino ad oggi periodi passati a Gerusalemme presso il Pontificio Istituto Biblico (dove si dedica agli studi biblici e offre – nel cuore del conflitto mediorientale – la sua «preghiera d’intercessione»), con altri nella casa dei gesuiti a Galloro (in provincia di Roma).
Poco trapela – come ovvio – dalla Chiesa locale, che non conferma quanto si è detto di recente circa un possibile ritorno definitivo di Martini a Gallarate, presso l’istituto Aloisianum che ora ospita molti gesuiti anziani, anche non pienamente autosufficienti. Per il cardinale – che ha sempre espresso la volontà di passare i suoi ultimi anni di vita a Gerusalemme – si tratterebbe, eventualmente, di un ritorno a Gallarate per ragioni di salute, anche se, come detto, nulla viene confermato né smentito ad oggi se non la sua permanenza in città per i controlli sanitari.
Nell’istituto gallaratese il futuro arcivescovo di Milano soggiornò per tre anni, dai 19 ai 21 anni, nel corso di un periodo di studio. “Furono anni straordinari – ha ricordato Martini in una predica nella Basilica gallaratese, nel 2005 – erano gli anni dell’immediato dopoguerra, anni in cui si soffriva molto e mancavamo quasi di tutto. Ricordo che studiavamo alla luce delle lampade acetilene, si era tutti molto poveri ma c’era una grande voglia di fare, un grande entusiasmo, una grande volontà di ricostruire», al di là dei laceranti conflitti ideologici che dividevano il Paese.
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