Seconda udienza per il processo a Pietro Colombo
Testimonia il maresciallo dei carabinieri a capo del nucleo di polizia giudiziaria bustese e, come l'imputato, esperto di vela. La sua audizione proseguirà il 15 aprile
Seconda udienza oggi, martedì 1° aprile, del processo al gallaratese Pietro Colombo. L’uomo, appassionato velista, è accusato di omicidio dalla Procura per la morte di Giuseppina Nicolini, sua compagna, caduta in mare la notte del 21 maggio 2004 durante una crociera a due nelle acque greche dello Ionio. Oggi la corte presieduta dal giudice Novik ha potuto ascoltare il maresciallo comandante del nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri in servizio presso il Tribunale di Busto Arsizio. Teste utile non solo per ricostruire l’indagine ma anche dal punto di vista tecnico: è infatto a sua volta esperto navigatore. Istruttore di vela, conosce bene le procedure tecniche, di sicurezza e salvamento in uso in mare. Una fortunata combinazione che ha permesso al pm Polizzi di avvalersi da subito di un’esperienza in house, diciamo così, prima ancora di ricorrere – come si è provveduto in ogni caso – ad un consulente nautico.
Il sottufficiale ha narrato gli sviluppi dell’indagine condotta da quando, il 30 luglio 2004, Barbara Nicolini, figlia della vittima, aveva sporto querela contro Colombo, secondo quanto affermava dopo aver scoperto l’esistenza di un’assicurazione reciproca sulla vita da un milione di franchi svizzeri fra sua madre e l’uomo, e di cui quest’ultimo avrebbe dovuto beneficiare in modo esclusivo a seguito della tragedia.
Il militare ha ripercorso le tracce dell’acquisizione di documenti, cartacei e informatici, anche attraverso perquisizioni domiciliari a carico di Colombo, cominciando quindi (la sua audizione proseguirà il prossimo 15 aprile) ad analizzare nel dettaglio le dotazioni del Delfino Bianco, barca teatro del dramma, nonché la rotta seguita la notte in cui si verificò il fatto. Per farlo ha impiegato software che ricostruiscono, sulla base delle annotazioni di Colombo, le successive posizioni dell’imbarcazione quella notte, elemento non secondario nel chiare l’andamento dei fatti e da comparare con le dichiarazioni non sempre coincidenti della Guardia Costiera ellenica, mossasi da Igoumenitsa alla chiamata dell’uomo.
Il Delfino Bianco non fu sequestrato dalle autorità greche e rimase nella disponibilità dell’imputato fin quando non se ne interessò la magistratura bustese, ormai nel 2005, per riportarla in patria, sottoporla ad esami ed usarla per un esperimento giudiziario. A quel punto il Delfino Bianco fu "blindato" dalla giustizia greca a Marina di Gouvia (Corfù) da dove era partita il giorno prima della tragedia e dove è ormeggiata tuttora. Il viaggio in Grecia di Polizzi e del maresciallo per recuperare il mezzo andò pertanto a vuoto; le successive prove in mare si sono dovute realizzare a Savona con un’imbarcazione simile ma non identica.
Minuziosa la descrizione delle dotazioni di bordo fatta dal militare; in seguito si sono proiettate mappe della zona in cui Colombo e Nicolini stavano navigando. Nelle prossime udienze saranno ascoltati vari altri testimoni, tra i quali i familiari di Colombo, in attesa che si passi ad analizzare altri aspetti della vicenda, fra cui le intercettazioni disposte dal pm.
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