Anche un arresto per droga nell’operazione “Lo.Li.Ta.”
I carabinieri di Saronno hanno arrestato un pusher sessantreenne del milanese che avrebbe rifornito di cocaina Bossi e la Motta. L'avvocato respinge ogni accusa
Non solo concussione. Le indagini sull’operazione “Lo.Li.Ta.”, che ha portato all’arresto del capo dell’ufficio tecnico del Comune di Gallarate Gigi Bossi e della sua compagna e convivente Federica Motta, aprono un nuovo filone nell’inchiesta. I carabinieri di Saronno su disposizione del gip Chiara Venturi, hanno infatti arrestato uno spacciatore di Milano, la cui figura sarebbe emersa dalle intercettazioni ambientali e telefoniche alle quali sono stati sottoposti i due indagati principali. L’uomo è un sessantatreenne di Trezzano sul Naviglio, pregiudicato per vari reati, la maggior parte dei quali connessi alla droga. Il pusher milanese è stato trovato in possesso di numerose dosi di cocaina che avrebbe spacciato nei mesi scorsi ai due architetti. Nella casa dello spacciatore sono anche state trovate due pistole, su cui sono in corso accertamenti poiché risulterebbero denunciate da un’altra persona che, al momento del sequestro, non è stata trovata.
L’avvocato Cesare Cicorella, avvocato di Federica Motta, smentisce categoricamente che la propria assistita faccia uso di sostanze stupefacenti e rincara la dose:«Respingiamo al mittente ogni addebito su questa vicenda. Si sta cercando di distruggere l’immagine di una professionista onesta – aggiunge Cicorella – l’arresto dello spacciatore non ha nulla a che vedere con le indagini in corso e, comunque, dare in pasto ai media particolari della vita privata di una persona è da paese del Terzo Mondo. Sono convinto dell’innocenza della mia cliente e appena ne verrà fuori ci sarà una richiesta di risarcimento per danni da centinaia di migliaia di euro». Sulla stessa linea l’avvocato Massironi che difede Luigi Bossi:«E’ una cosa vergognosa – dice Massironi – ho già scritto al Sostituto Procuratore Pirro perchè venga ritirato questo comunicato. Il mio cliente è del tutto estraneo a questa vicenda. Evidentemente la procura non ha elementi abbastanza forti per portare avanti l’indagine in corso che, ripeto, riguarda reati contro la Pubblica Amministrazione e nulla è imputato al signor Bossi riguardo all’uso di sostanze stupefacenti»
Le indagini proseguono dunque su un nuovo fronte apparentemente non direttamente collegato con le indagini sul “sistema” che gli inquirenti sospettano sia stato messo in piedi da Bossi per favorire la compagna architetto. Si parla di decine e decine di progetti che secondo l’accusa sarebbero passati solo se controfirmati dalla Motta (con il guadagno che ne consegue) grazie alle pressioni di Bossi sugli imprenditori locali, sfruttando la sua posizione di capo dell’ufficio tecnico del Comune. La procura della Repubblica ha chiesto intanto altri sei mesi di tempo per le indagini, segno che gli arresti effettuati potrebbero essere solo la punta di un iceberg ben più grosso e importante. Le carte dei progetti e delle pratiche sotto la lente d’ingrandimento di carabinieri e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma sono chiusi nei cassetti del Comune: ce ne sarebbero parecchi, sia già approvati che in fase di approvazione, molti dei quali portano in calce la firma dell’architetto Motta come progettista o co-progettista. Altri sono invece in carico ad altri architetti del gallaratese e commissionati da numerose imprese edili della zona. Oltre ad alcuni piani integrati d’intervento ci sarebbero anche progetti urbanistici del Comune tra quelli sequestrati dai militari che stanno indagando. Il fronte dell’inchiesta potrebbe dunque allargarsi: i funzionari dell’ufficio programmazione territoriale sono stati sentiti negli scorsi giorni. Gli avvocati dei due arrestati negano ogni addebito e hanno chiesto la scarcerazione o gli arresti domiciliari dei rispettivi assistiti.
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