Il vicino: “Ho sentito dei passi sul tetto”
Parlano i residenti del vicolo teatro del delitto
Lo scenario del delitto di Casorate è quello del tipico centro storico nostrano: viuzze strette, androni, cortili e scale che s’inseguono, cortine di case ora antiche e cadenti, ora rimodernate di fresco. Come in tutti i centri storici dei nostri paesi, si sovrappongono "indigeni" doc e immigrazione vecchia e nuova, italiana e non. Il delitto è avvenuto fra stranieri: e dei rapporti con loro chiediamo ai vicini, ai residenti di vicolo dei Romani.
La lite è scoppiata in serata, quasi nessuno ha però sentito nulla di particolare. Tranne chi abita proprio a fianco della casa teatro del delitto, che a mezzanotte ha sentito dei passi sul tetto. Sì, sul tetto, che, dice, è accessibile da una finestrella dell’appartamento in cui è avvenuto il delitto, e in cui vivrebbe un uomo con la sorella, del tutto estranea ai fatti. «Non è neppure la prima volta che succede» dicono il vicino e la moglie, «nell’altra occasione in cui mi avevano danneggiato qualche tegola poi però l’han messa a posto loro stessi». I rumori si sono sentiti alla mezzanotte, forse mezzanotte e mezza di venerdì. Poi il silenzio, fino a questa mattina quando si è udita musica ad alto volume provenire dall’appartamento – non è anche qui la prima volta, qualche trambusto ogni tanto si sentiva, ma niente di straordinario. E all’arrivo della polizia, fra lo stupore generale, nel primo pomeriggio, e quindi, sotto una pioggia battente, di giornalisti e fotografi a caccia dei dettagli di un quadro ancora difficile da decifrare.
Il residente del primo piano, tra i fermati,è proprietario della sua abitazione. Rapporti piuttosto cordiali quelli intrattenuti dall’uomo: «salutava sempre con un sorriso» dice una vicina, che riferisce però di qualche plateale lite con la sorella. Di recente lo straniero era rimasto qualche tempo agli arresti domiciliari: «I Carabinieri venivano spesso a controllare. Ho capito che era tornato libero quando non si sono visti più…» Al pianterreno della casa, a pochi metri dal sottoscala in cui è stato abbandonato il corpo, vive un’altra famiglia sempre di marocchini: «Brava gente, che lavora, mai dato problemi» il giudizio unanime. «Non sono qui da molto: prima invece c’era un viavai continuo, sempre di marocchini, gente che andava e veniva a raffica». I comuni percorsi dell’immigrazione: legami, parentele più o meno distanti, amicizie, convivenze di gruppo precarie, un magma in movimento quando non c’è un legame familiare a dare una gradita stabilità, che rassicura i vicini. L’esistenza precaria di una piccola comunità immigrata, fra chi trova lavoro e chi s’arrangia in qualche modo, sotto lo sguardo attento ma distante degli italiani – spezzata all’improvviso da alcune coltellate durante una serata che doveva essere tra amici.
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