Lavoratrici precarie: l’accordo c’è, con polemica annessa
Raggiunta una intesa con le rappresentanze dei lavoratori: saranno stabilizzate quattro operatrici. La sinistra attacca Paccioretti e il PdL ne chiede le dimissioni
La questione delle lavoratrici precarie del comune di Samarate si avvia verso una soluzione: Amministrazione comunale e RSU hanno firmato nella giornata di mercoledì 4 giugno un protocollo d’intesa che sancisce il raggiungimento di un accordo tra le parti. E’ prevista la stabilizzazione di quattro educatrici: una a tempo pieno e due part-time saranno impegnate presso il Centro Diurno Disabili, mentre un’altra sarà impegnata presso il Centro Diurno Minori. Unica non riconfermata rimane la psicopedagogista, che non può essere stabilizzata perché i suoi compiti – ha spiegato il sindaco Vittorio Solanti dando notizia dell’accordo – esulano dalla missione istituzionale del comune. Un accordo più ampio di quello che venne presentato nel corso del consiglio comunale aperto dello scorso 22 aprile e che prevedeva tre riconferme in luogo di quattro e l’esternalizzazione del Centro Diurno Minori, con una scelta che era stata criticata non solo dall’operatrice del servizio, ma anche dagli stessi genitori dei minori coinvolti.
Inevitabili le reazioni politiche di fronte alla soluzione di una vicenda che aveva messo a nudo le divergenze interne alla maggioranza, tra la linea dell’assessore Paccioretti favorevole all’esternalizzazione dei servizi e quella della sinistra, che chiedeva un accordo più ampio. E proprio su Paccioretti si concentrano le critiche dell’opposizione: «l’intesa raggiunta – attacca -Stefano Cecchin (PdL) smentisce clamorosamente l’assessore/sindaco ombra che aveva sostenuto, sia all’interno della giunta sia in consiglio comunale, le ragioni di una fermezza e di un rifiuto a procedere» verso una soluzione che garantisse la stabilizzazione di più lavoratrici possibili. «Per il nostro gruppo, meglio sarebbe che l’assessore si dimetta, prendendo finalmente atto della sua posizione minoritaria». Una richiesta che trova corrispondenza con le dimissioni che Paccioretti aveva presentato già in giornata, ma che non erano note – almeno ufficialmente – all’opposizione.
«Tutto bene quel che finisce bene?» si chiede sarcastica Sinistra per Samarate, che plaude «ai lavoratori, alle loro organizzazioni sindacali e all’assessore Paolo Bossi che, con responsabilità e capacità professionale, hanno saputo portare a termine questa difficile vicenda» e attacca chi nella maggioranza,. nell’arco dei tre mesi e più di trattativa, aveva sostenuto le ragioni della fermezza e delle esternalizzazioni. «Anche se apparentemente si sarebbe portati a trarre un giudizio positivo della conclusione dell’accaduto, resta da chiedersi se chi è preposto a risolvere questo tipo di contenziosi ha fatto bene il suo mestiere. Ci sfugge quale sia la logica che ha mosso coloro che, a suo tempo, anziché cercare la migliore soluzione possibile ( noi ne avevamo suggerita una analoga a quella che poi si è di fatto realizzata ), ha invece dato retta ai richiami del libero mercato. Perché, da parte di costoro, si preferiva spendere di più esternalizzando (ben il quindici per cento in più) che rendere fissi i posti di lavoro dei dipendenti? Perché si è voluto arrivare fino alla mobilitazione delle maestranze? Quanto è costata sia in termini economici che di immagine tutta questa vicenda?». E se la sinistra non si unisce formalmente alla richiesta di dimissioni, il segnale a Paccioretti è chiarissimo.
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