Placebo o non placebo? Questo è il problema
In alcuni Stati occidentali il 65% della popolazione dichiara di aver fatto ricorso alle medicine alternative. In Italia è la Toscana la regione all'avanguardia
Placebo o non placebo? Questo è il problema. Hanno ragione gli oltre 300 milioni di persone che nel mondo, secondo la Siomi (Società italiana di omeopatia), utilizzano metodi di cura non convenzionali, oppure quegli scienziati che negano validità scientifica all’omeopatia, all’agopuntura, alla chiropratica e alla fitoterapia?
La disputa è aperta e ha una rilevanza non solo scientifica, ma anche economica. Il giro d’affari intorno allla medicina alternativa, infatti, è enorme. E le potenti multinazionali del settore farmaceutico non fanno certo salti di gioia a vedersi mangiare una fetta di mercato dai produttori di gocce da mettere sotto la lingua, erbe e oli essenziali.
Da sempre i rimedi e le tecniche curative non convenzionali sono usate, per mancanza di mezzi, nei Paesi a basso e medio reddito, dove circa l’80% della popolazione si affida a pratiche di medicina alternativa. Ma oggi la ricerca di un rimedio omeopatico, una diagnosi fatta da un iridologo, una terapia studiata da un riflessologo plantare o da un agopuntore sono sempre più diffuse anche nei Paesi industrializzati, dove maggiori sono le possibilità di reddito. In alcuni Stati occidentali il 65% della popolazione dichiara di aver fatto ricorso a queste forme di cura.
Sulle Ande orientali, nel Perù settentrionale, un medico francese, Jacques Mabit, ha fondato una clinica sperimentale, il Takiwasi Center, per curare la dipendenza da droghe con metodi alternativi: una combinazione di erbe, pratiche mediche dei guaritori indigeni e psicoterapia. I risultati sembrano ottimi. Due terzi dei pazienti sottoposti ai trattamenti hanno risposto positivamente. Tanto che le autorità sanitarie del Perù ne hanno riconosciuto l’efficacia e li hanno introdotti in altri programmi.
In Italia, secondo un’indagine Istat, sono quasi 8 milioni, pari al 13,6% della popolazione, le persone che hanno dichiarato di aver utilizzato la medicina alternativa. E i cittadini in cura con l’omeopatia si dichiarano soddisfatti in una percentuale superiore al 70%. Alcune istituzioni si stanno muovendo nella regolamentazione della materia. La Regione Toscana, ad esempio, ha approvato un piano sanità che riconosce come medicine ufficiali l’omeopatia, l’agopuntura e la fitoterapia. Sempre in Toscana, il 58% dei medici di medicina generale consigliano l’omeopatia ai loro pazienti e a loro volta ne fanno uso. Che in Italia qualcosa sia cambiato, lo si capisce dall’evoluzione del linguaggio: si è passati dal termine “medicine non convenzionali” a “medicine alternative e complementari”, fino a “medicina integrata”, che pone la medicina accademica in un rapporto di coesione con tutte le altre.
I dati Istat 2007 evidenziano una flessione della richiesta omeopatica in Italia, sottolineando però come il calo sia da attribuire a un problema economico dei cittadini che devono pagare di tasca propria le cure del medico e le medicine.
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