Sinti, due mesi e dovranno liberare il campo
A settembre scade l'accordo tra amministrazione comunale e comunità: Mucci esclude proroghe, la Lega Nord è dubbiosa e il Pd attende di sapere cosa ne pensano i cittadini
Acque agitate a Venezia, ma le onde arrivano anche a Gallarate. La questione è quella della comunità sinti, con gli scontri tra l’amministrazione guidata da Massimo Cacciari e gli esponenti
leghisti che si sono incatenati davanti all’area di Mestre dove dovrebbe sorgere il nuovo campo. Anche tra Cedrate e Cajello, in mezzo ai campi poco oltre il confine con Cavaria con Premezzo, in via Lazzaretto, i membri della comunità gallaratese aspettano di conoscere il proprio futuro. L’accordo con l’amministrazione comunale, siglato nel giugno
Tra poche settimane l’accordo finirà e i sinti, i cui membri si dicono e si sentono gallaratese a tutti gli effetti, sebbene con le proprie tradizioni nomadi di millenaria memoria alle quali non intendono rinunciare, dovranno andarsene: «Questi erano i patti e così andrà – spiega Nicola Mucci -. La situazione è monitorata di continuo, ci sono stati piccoli inconvenienti (allargamenti dei confini non consentiti, spazzatura fuori controllo, proteste per le bollette troppo care secondo la comunità, ndr), ma li abbiamo risolti tutti. Dilatazioni dei tempi non sono in programma: a settembre scadrà l’accordo. Noi abbiamo fatto la nostra parte sgomberando un campo abusivo e controllando regole e disciplina. L’area è temporaneamente stata concessa ai sinti, per variazioni sulla
tempistica sarà eventualmente il consiglio comunale a dover decidere, ma per ora non ci sono novità in questo senso. L’area oltretutto sarà utilizzabile in futuro per altro, dato che non è stata costruita solo per ospitare la comunità nomade». Dubbioso il leghista Matteo Ciampoli: «Aspettiamo la fine dell’accordo – spiega -, spero che il sindaco rispetti la parola data. Le parole di Cacciari di questi giorni mi hanno ricordato quelle di Mucci un anno fa, mi auguro non voglia fare le stesse scelte e che liberi l’area». Più attendista e realista Marco Casillo del Partito Democratico: «Valuteremo con i cittadini che abitano nei dintorni e con gli stessi membri della comunità se ci sono stati problemi di convivenza in questi dodici mesi – spiega -. Se non ci fossero stati, non vediamo perché debbano essere spostati altrove. Ricordo che sono cittadini di Gallarate, residenti in città per decisione di una vecchia amministrazione comunale, ma residenti. I soldi per l’area sono stati spesi, spostare bambini e anziani da una parte all’altra della città non avrebbe senso e non favorirebbe di certo l’integrazione».
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