Zona industriale di Sacconago: quale futuro?
In costruzione il terminal merci sulle Nord. Mariani (Ulivo-PD) ribadisce: "Mancano tuttora i collegamenti infrastrutturali essenziali e un centro servizi per le imprese"
Nel lungo elenco di incompiute e promesse non mantenute dalla corrente amministrazione impietosamente ricordato nell’ultima seduta di consiglio comunale, il capogruppo dell’Ulivo-PD Valerio Mariani inseriva en passant anche la zona industriale della sua Sacconago a causa di alcune carenze basilari e tuttora irrisolte, per responsabilità a dire il vero non riconducibili al solo Comune. Il riferimento del consigliere era all’assenza di un centro servizi, tanto per citare qualcosa di realizzabile dall’amministrazione: ma i problemi sul tappeto sono più d’uno.
«La questione è annosa» premette Mariani. «L’area industriale esiste da circa vent’anni, quando fu insediato il primo lotto nella seconda metà degli anni Ottanta». Col tempo molte aziende si sono letteralmente estricate dal centro urbano – la convivenza fra tintorie e abitazioni in zona semicentrale, per fare un esempio, stava diventando imbarazzante – e in particolare usufruendo a metà anni Novanta dei fondi europei si sono rilocate in quella che fu un tempo una pacifica zona di campagna tra Sacconago e Bienate-Magnago. Il tutto lasciandosi dietro zone edificabili prontamente entrate nel mirino di un insaziabile mercato immobiliare. Tutti contenti dunque? Fino ad un certo punto. Di giorno, i vialoni accolgono un traffico consistente di auto e mezzi pesanti, verso sera arrivano alla spicciolata i ciclisti e i patiti della corsa – la notte in passato più volte sono state segnalate gare clandestine fra auto. I vialoni invitano alla velocità, e in più di una occasione si sono registrati incidenti, anche molto gravi. Fra le strade, moderni e spaziosi capannoni – niente problemi di parcheggio, ampi spazi di manovra, carico e scarico. La zona industriale, tuttora fra le più ampie del Norditalia, anche esteticamente non è sgradevole, a parte una manutenzione del verde lungo i marciapiedi che lascia un po’ a desiderare.
Peccato che sia praticamente un’isola.
«La zona industriale non ha collegamenti diretti» ricorda Mariani, e non lo dice da ieri. Vi si accede da Sacconago attraverso via Piombina, chiusa fino al 25 luglio per lavori, oppure via del Lavoro; da sud per il viale dell’Industria, dalla provinciale Legnano-Vanzaghello; da ovest da una via comunale di Magnago. Nessuno degli accessi appare adeguato al tipo di traffico atteso, sottolinea il consigliere, «soprattutto se si tiene conto che il terminal ferroviario intermodale sulle Ferrovie Nord, che è un’occasione di sviluppo davvero interessante, è in piena costruzione e a fine anno comincerà a lavorare». Fin qui a Sacconago nessuno ha fiatato contro la nuova infrastruttura, ma quando un gran numero di camion attraverserà quotidianamente l’abitato, c’è da scommettere che inizieranno i problemi. Si è infatti avviata l’opera ben prima che partissero i lavori (tuttora da avviare) per la variante della SS341 che collegherà la superstrada per Malpensa con la diramazione di Vanzaghello della Boffalora-Malpensa e con il futuro (ma ancora sulla carta) "Sempione bis" in arrivo da Rho-Parabiago. Insomma, manca tutta l’infrastruttura di contorno. Via Piombina, poi, attualmente unico accesso di fatto al terminal per i mezzi ina rrivo dal cavalcavia (l’unico della zona) sulla Saronno-Novara, ha problemi di suo: da tempo si chiede di compiervi importanti interventi per adeguarla al traffico pesante, ma gli interventi relativi, per ristrettezze di bilancio, sono stati rinviati al 2009. Intanto, grazie alla perdurante mancanza di collegamenti esterni, i mezzi pesanti in arrivo dall’Autolaghi sono costretti di fatto ad attraversare la città, in particolare sul tragitto viale Trentino-viale Sicilia-via Piombina. E degli effetti del traffico pesante in viale Trentino abbiamo già avuto, purtroppo, modo di occuparci. «Nel PGT in corso di definizione» dice Mariani «stiamo insistendo perchè si preveda e confermi una via di collegamento ad ovest della città – non chiamatela tangenziale, però». I residenti si erano già opposti qualche anno fa a progetti simili; e se l’"uovo di Colombo" della SS341bis, più a ovest, non pone problemi di vicinanza ad abitazioni, in compenso andrà ad impattare sull’ultimo bosco rimasto nella zona, quello di Samarate, in pieno Parco del Ticino.
Collegamenti o no, la zona industriale di Sacconago resta attrattiva: «Si attende l’insediamento in un altro lotto di varie cooperative artigiane» ricorda Mariani. «Intanto continua a mancare, da anni, una cosa basilare come un centro servizi per le imprese. Intendiamoci, questa è una scelta che va fatta di concerto con le associazioni di categoria, è ai loro bisogni che bisogna andare incontro. Ma poter avere in loco, senza dover fare avanti e indistro il giro della città, sportelli bancari, un ufficio postale, uffici distaccati del Comune, una mensa, non mi sembra pretendere la luna. Si tratta di attività di supporto che al momento non ci sono assolutamente»: e che, aggiungiamo noi, se implementate potrebbero togliere alla zona quella certa aria da Deserto dei Tartari che la caratterizza. «Fin qui abbiamo visto promesse reiterate dalle amministrazioni che si sono succedute da Tosi in avanti: sotto Rosa si era anche arrivati ad un primo progetto preliminare per una struttura di questo tipo, ma siamo ancora in alto mare».
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