Bestie di satana, “fu sacrificio umano”

La Cassazione motiva la sentenza definitiva di condanna nei confronti del gruppo: motivazione "turpe e abietta" per i delitti

Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 6 maggio la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato le condanne in appello a carico dei componenti del gruppo detto delle Bestie di satana. La Corte d’Assise d’Appello di Milano il 15 maggio 2007, indurendo le sentenze di primo grado, aveva condannato a un doppio ergastolo Nicola Sapone, all’ergastolo per Paolo "Ozzy" Leoni, a 27 anni e 3 mesi Eros Monterosso, a 29 anni e 3 mesi Marco Zampollo e a 23 anni Elisabetta Ballarin. I delitti contestati a vario titolo agli imputati erano l’assassinio di Chiara Marino e Fabio Tollis, l’induzione al suicidio di Andrea Bontade, infine l’uccisione di Mariangela Pezzotta.

Di "omicidio rituale di persone indifese”, per giunta aggravato da ”un abietto motivo, turpe e ignobile che rivela un grado tale di perversità da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità" parla senza mezzi termini giuridici la motivazione della sentenza di Cassazione. Tollis e Marino furono massacrati a coltellate e martellate perchè "deboli" e sospettati di voler abbandonare il pericoloso ambiente che frequentavano. I loro corpi venenro ritrovati solo sei anni dopo, in seguito alle indagini sull’omicidio di Mariangela Pezzotta (gennaio 2004). La giovane era l’ex fidanzata del "superpentito" Andrea Volpe che dopo averla ferita a morte con la complicità della Ballarin, a lui legata, e del Sapone (che avrebbe finito la povera ragazza a badilate), dopo lunghe esitazioni vuotò il sacco con l’allora procuratore di Busto Arsizio Antonio Pizzi e il pm Tiziano Masini. Nella motivazione si legge ancora come "il sacrificio umano" (di questo si parla), "tanto più se rivolto non già ad ottenere il favore di potenze superiori a vantaggio della collettività, come in un remoto passato, ma a coltivare un rapporto privilegiato con una forza concepita dagli agenti come profondamente malvagia ed ostile all’umanità, è, fin dalle lontane origini della nostra civiltà, fermamente riprovato e considerato con orrore dalla comune coscienza". Da qui la descrizion dei crimini come dettati da motivo "turpe ed abietto", "spregevole o vile, che provoca repulsione ed è ingiustificabile per l’abnormità di fronte al sentimento umano".

Da anni ormai si susseguono con clamore voci e indagini su altri presunti delitti compiuti dallo stesso gruppo o da persone molto vicine ad esso, finora non dimostrati. La sentenza della Cassazione ha messo la parola "fine" ad un capitolo giudiziario che forse non è ancora del tutto chiuso.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2008
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