“Così ho trasformato gli impiegati in reporter”

Dopo tre mesi di vita il sito YouReporter è diventato un punto di riferimento per i giornalisti "veri". Ecco la storia raccontata dall'ideatore, Stefano De Nicolo

Vediamo qualcosa di curioso, rimaniamo bloccati per un incidente, notiamo un fenomeno meteorologico eccezionale? Ormai tutti, per istinto, sfoderiamo il cellulare e riprendiamo le immagini. C’è poi chi fa un passo in più, e queste immagini le condivide sul web.

Tutto questo si chiama User Generated Content, cioè contenuto generato dall’utente, ed è il tormentone giornalistico del momento. C’è chi, come Al Gore, ha deciso di creare un vero e proprio canale televisivo con i contenuti degli utenti (Current), oppure esistono telegiornali che dedicano delle rubriche a questi contenuti: Sky Tg 24 ha fatto scuola con il suo "Reporter Diffuso" e da settembre creerà un vero e proprio spazio fisso in palinsesto.

C’è chi, poi, ha deciso di non entrare in competizione con le testate giornalistiche vere e proprie, ma di creare una piattaforma che consenta di distribuire facilmente tutti i contenuti generati dagli utenti alle televisioni e ai siti più importanti. La persona in questione è Stefano de Nicolo, un ragazzo di 23 anni che insieme ad Alessandro Coscia (che di anni ne ha 20) ha creato il sito YouReporter.

Attraverso YouReporter gli utenti non solo possono inviare i loro video, ma le testate giornalistiche televisive e on-line possono usare questi filmati per i loro notiziari. Il tutto in cambio della citazione dell’autore. I video di YouReporter hanno fatto capolino in pochi giorni sui siti web più blasonati (Corriere, Repubblica, Tgcom, Ansa), ma anche sulle principali reti televisive italiane: Tg5, Studio Aperto, Sky Tg24, Tg2, e Tg3. Anche VareseNews, tra l’altro, ha scelto diversi video di YouReporter per la sua web tv. Ma come stanno andando le cose a YouReporter, dopo poco più di tre mesi di attività? Per scoprirlo ne abbiamo parlato proprio con il "papà", Stefano de Nicolo.

YouReporter è nato il 28 aprile 2008. Ad oggi quali dati ci puoi fornire sulla sua performance?
«Sono numeri per noi ottimi: nei nostri primi cento giorni di vita abbiamo ricevuto più di 2.800 contributi, 1.700 dei quali sotto forma di video. Di questi, circa 350 video sono già stati ripresi da testate televisive e on-line».

La particolarità della vostra iniziativa è proprio l’integrazione con gli altri network…
«Sì, noi crediamo in una integrazione tra i canali già esistenti e questa novità. Altre esperienze, come Current, mirano a sostituirsi a quello che c’è già, creando una realtà autonoma. Secondo me è una strada difficile, mi sembra più interessante avviare una collaborazione con le testate».

Chi è l’utente tipo? Chi vi invia i suoi video?
«Io credevo che il target fosse più giovane, invece siamo sui trentenni. Ad esempio c’è il classico impiegato, che se vede qualcosa di interessante mentre va in ufficio lo riprende con il cellulare e ce lo invia immediatamente. Poi magari ci sono gli assessori dei piccoli comuni, che vogliono dare spazio al loro territorio raccontandolo direttamente».

Se tutti possono raccontare la loro realtà, non dobbiamo più aspettarci telegiornali milanocentrici o romanocentrici, sbaglio?
«È verissimo: la valorizzazione delle realtà locali è un aspetto a cui teniamo molto. Non a caso nella nostra homepage le notizie vengono localizzate su una cartina: il massimo sarebbe poter vedere dei video per ogni piccolo paese di quella cartina, raggiunto quel traguardo potremo dire di aver dato spazio ad ogni territorio. Al momento il fulcro sono le grandi città, ma crescendo sono sicuro che ci diffonderemo».

Come si finanzia YouReporter?
«Il progetto fino ad ora si è finanziato autonomamente. Tutto si è basato sullo sforzo mio e, per la parte informatica, di Alessandro Coscia. È stato un anno di duro lavoro, che ha avviato una piattaforma che, a livello commerciale, costerebbe diverse migliaia di euro».

Ma in futuro sperate di ottenere profitto?
«Assolutamente sì, il web sarà sempre più a misura di video, già in molti hanno dimostrato interesse per sponsorizzazioni. Al momento siamo ancora in fase di lancio, quindi sul sito non ci sono banner o cose simili, in futuro si vedrà».

State lavorando ancora in due sul progetto?
«Non proprio, ora ci affianca un team di amici, quasi tutti studenti universitari, magari disoccupati, che ci assistono con passione. Stiamo lavorando molto anche alla nuova versione del sito, che avrà diverse novità come l’inserimento dei commenti e un forum».

Come vengono controllati i video inviati dagli utenti? Il controllo avviene prima o dopo la pubblicazione?
«Anche per esigenze legislative, non c’è un controllo preventivo, ma i video vengono controllati subito dopo la pubblicazione. Verifichiamo solo che non siano offensivi o razzisti. Devo dire, però, che c’è davvero molta responsabilità da parte degli utenti, non abbiamo dovuto bloccare nessun contenuto al momento».

I lettori manderanno in pensione i giornalisti?
«Non credo che lo user generated content possa sostituirsi al lavoro dei giornalisti. Il nostro modello è iReport della CNN: una rubrica, a parte, che dia spazio ai contenuti degli utenti. Ci deve essere una evoluzione in nuovi format, che si affianchino a quelli attuali senza pretendere di sostituirli. È vero, però, che l’integrazione possa influenzare l’informazione tradizionale. Un esempio è il caso di Chiaiano, la forza degli scontri inizialmente era sottovalutata dalla cronaca nazionale, poi i contenuti generati dagli utenti hanno spostato l’agenda».
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2008
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