Canti e balli in costume con la “città dei trulli” di Alberobello

Il 4 e 5 ottobre la città di Saronno “saltellerà” al ritmo di un tamburello col ballo tipico della “pizzica” pugliese

riceviamo e pubblichiamo

Saronno saltella al ritmo di un tamburello col ballo tipico della “pizzica” pugliese . Canti e  balli in costume col gruppo folcloristico “città dei trulli” di Alberobello.  Presentare una manifestazione folcloristica presuppone conoscenza della storia delle tradizioni popolari. Per comprenderne il significato ed il valore culturale della musica delle comunità pugliesi, il suo ballo ritmato che hanno contribuito a tramandare queste tradizioni è indispensabile immaginare il tessuto sociale dell’epoca, formato da umili contadini (l’agricoltura era la sola fonte di reddito), semplici artigiani e gente poco acculturata. Questi, soggiogati dal feudatario, costretti a lavorare i campi dall’alba al tramonto, ignari ed inconsapevoli dei propri diritti, dopo una giornata faticosa nei campi e nelle botteghe, sentivano il bisogno di vivere nella loro semplicità una forma di vita aggregativa comunitaria, ricercando momenti piacevoli ed allegri. Si dotarono quindi di strumenti  idonei e semplici a ritmare le movenze dei ballerini.

 Il messaggio culturale che l’Associazione Culturale Pugliese di Saronno vuole far giungere alla comunità saronnese sabato 4 ottobre 2008 (in caso di pioggia si svolgerà domenica 5 ottobre) è quello di voler rappresentare spaccati di vita pugliese per evidenziare la similitudine nei valori culturali con le altre comunità italiane presenti sul territorio. La manifestazione si articolerà nel pomeriggio di sabato 4 ottobre dalle ore 15.30, partendo dal Comune e procedendo per le vie del centro storico, giungendo in piazza Volontari del sangue, dove il gruppo folcloristico “città dei trulli” di Alberobello rappresenterà il suo programma che racchiude aspetti significativi degli usi, costumi, danze e canti alberobellesi dell’Ottocento. Si passa dal ballo iniziale d’apertura ad una quadriglia (ballo di gruppo comandato in dialetto),  ad un ballo spagnolo (lo sgotto) eseguito dagli inservienti a Corte, ad un ballo di attesa della festa, al ballo dell’aia, come se fosse un rito propiziatorio, fino a giungere alla pizzica, la danza più antica, tramandata da padre in figlio, dai diversi significati di provocazione, di consolazione e di saluto. I canti e i balli riconducono alle esperienze della civiltà contadina, quando i giovani con stornelli e contrasti coglievano l’occasione per stringere i propri legami d’amore.

La città di Alberobello, famosa per i suoi trulli, ha origine su un territorio boscoso denominato “Sylva aut nemur arboris belli”(selva dell’albero della guerra perché luogo di un fatto d’arme), dove il feudatario condusse una comunità, la maggior parte contadini, per dissodare e coltivare la terra. Ad essi furono concesse delle immunità ed offrirono dei vantaggi nel pagamento dei tributi ma non ebbero né diritti né privilegi civici, né alcuna forma di proprietà. I contadini ebbero la facoltà di risiedere nella zona, di costruire delle abitazioni ma con l’espresso divieto di impiegarvi qualsiasi tipo di calce. Così facendo, il feudatario poteva mandar via il contadino, demolendo l’abitazione, nel rispetto della “Prammatica de Baronibus” , un vincolo che poteva essere superato solo con il beneplacito regio. Il motivo per cui l’agglomerato delle “casedde” (i trulli) erano state costruite a secco, incastonando con maestria le pietre che il territorio offriva, era quello di non violare il decreto regio, in quanto le “casedde” si potevano abbattere e ricostruire con estrema velocità, in conseguenza delle visite degli ispettori del Re.

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Pubblicato il 26 Settembre 2008
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