“Il dialogo e l’integrazione, strada lunga ma necessaria”
Un sacerdote e un imam a confronto per parlare di Islam: in una sala affollata i due religiosi sottolineano l'importanza di un dialogo anche aspro e difficile
«Mi è sembrata una richiesta ragionevole: concedere un pezzo di terra dove nessuno metteva piede da anni alla comunità islamica è stata una scelta ovvia e logica». Non immaginava di sollevare un vespaio di polemiche, don Adriano, con la sua scelta di concedere il vecchio oratorio femminile – inutilizzato da anni – per la preghiera del ramadan, il mese sacro dei fedeli di Allah. Il parroco di Arnate ha ribadito la sua posizione martedì sera, nel corso di un incontro organizzato da Acli e Coordinamento Pace e Solidarietà “per conoscere meglio gli amici musulmani”. Una serata molto partecipata, con la sala gremita all’inverosimile da un uditorio molto composito desideroso di confrontarsi con la realtà islamica.
A confrontarsi e ad aprire il dibattito due profondi conoscitori della realtà musulmana, seppur da prospettive assai diverse: don Gianpiero Alberti.oltre che islamologo è infatti anche un sacerdote cattolico, mentre Rosario Abdul Rahman Pasquini, avvocato e fondatore del centro islamico di Milano, è un imam. Don Alberti ha una lunga esperienza da raccontare, grazie ad anni di studio dell’Islam e soprattutto grazie agli anni passati in Marocco, seguendo una comunità della chiesa cattolica marocchina: «Oggi non abbiamo di fronte un Islam compatto e statico, ma una realtà che è capace di cambiare, anche sulla spinta del contesto in cui vive. Un esempio ci viene proprio dal Ramadan, che negli anni, qui in Italia, per molti si è trasformato da periodo di digiuno e precetti a momento di spiritualità». Un Islam che fa i conti con la vita di tutti i giorni, con i costumi di un paese occidentale. A guidare il rapporto tra le religioni, lo Stato, la legge deve essere «il principio di laicità», la distinzione tra dettami religiosi e legge uguale per tutti. Da unire alla libertà religiosa e al rispetto delle libere scelte dei credenti.
Ed il concetto di laicità – non certo banale e acquisito da molti – è rimarcato anche da Rosario Abdul Rahman Pasquini, imam della moschea di Segrate e presidente del Centro Islamico di Milano e Lombardia (da non confondere con quello di viale Jenner a Milano): «Lo Stato deve essere tutore intransigente della libertà di culto: non vogliamo imporre le nostre leggi, ma chiediamo il rispetto della libertà religiosa sancito dalla costituzione». Ma Pasquini ha rimarcato che il rispetto della legge dei paesi ospitanti è sacrosanto per i fedeli musulmani. «La nostra esperienza di confronto – ha concluso don Alberti- è ancora debole, incerta e parziale: servirà molto tempo. Perché il vero dialogo non sta tanto in questi incontri, ma nella vita quotidiana: è quello tra le mamme che accompagnano i figli a scuola, quello della maestra che spiega le diverse religioni ai bambini o dei lavoratori che si confrontano sul posto di lavoro»
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