Garofano: i misteri della cronaca nera, da Pico della Mirandola a Pasolini
Al festival del giallo della Fondazione Culturale torna sabato 22 novembre alle 18 il tenente colonnello del Ris Luciano Garofano
Il mistero resta: ma Giacomo Leopardi, il poeta dell’Infinito e del Sabato del Villaggio, come è morto? Pico della Mirandola e Poliziano saranno stati avvelenati? E, per soddisfare le curiosità più recenti, che cosa accomuna l’omicidio di Pier Paolo Pasolini con la tragedia di Cogne che tante ore televisive ha occupato e tanti occhi e orecchie ha riempito di immagini e parole? Poche righe e già abbiamo un po’ sconvolto una delle “regole prime” del giornalismo: mai iniziare con una domanda. Servono i fatti.
Ma a Gallarate si inizia a respirare l’aria misteriosa che per il terzo anno consecutivo prepara “I(n)soliti Sospetti”, il festival del giallo che ha il DNA della Fondazione Culturale. E di giallo si deve trattare. Con tutti i suoi dubbi, le sue domande, i suoi misteri irrisolti e anche quelli risolti.
E con un ospite che è diventato un po’ il testimonial di questa manifestazione e che anche questa volta non mancherà di appassionare il pubblico sempre numeroso ai suoi incontri: il comandante del Ris di Parma, tenente colonnello Luciano Garofano, atteso sabato 22 novembre alle 18.00 al teatro del Popolo di via Palestro 5 per un appuntamento con “Delitti e misteri del passato”. Ossia, come entrare in contatto con una scienza che si unisce alla storia, con un’investigazione che è fatta con le tecniche più attuali, ma che viene applicata a “casi giudiziari” archiviate nei secoli e nei decenni per cercare…l’assassino.
«Un’idea nata per caso – spiega il colonnello Garofano –, quando il Ris di Parma si è cimentato nell’analisi delle ossa di Matteo Maria Boiardo su invito del Comitato di Scandiano che voleva individuare appunto le ossa del poeta nato nel 1440 nel paese emiliano. Da qui, in collaborazione con lo storico e antropologo Giorgio Gruppioni e con il conduttore televisivo e scrittore Luciano Vinceti, è nato un lavoro più ampio su documenti storici e informazioni scientifiche così da arrivare a individuare il DNA dei reperti che hanno confernato che quelle erano le ossa del poeta».
Poi le esperienze si sono separate: la tv britannica ha contatto il Ris di Parma per un lavoro su Giulio Cesare, che il colonnello Garofano a Gallarate ha presentato lo scorso anno. E nel maggio di quest’anno, Rizzoli ha pubblicato un libro, intitolato appunto “Delitti e misteri del passato” in cui i tre “investigatori” sulel ossa del Boiardo ripercorrono la loro esperienza. E che si arricchisce di tante altre morti misteriose o sulle quali si vuole sapere di più che si perdono nella storia. Fino a quella più recente, legata all’omicidio di Pasolini.
E le risposte? «Ci sono, quasi a tutto», anticipa il colonnello Garofano, lasciando però nella frase un alone di mistero con quel “quasi” e, allo stesso tempo, tenendo la bocca ben cucita sui risultati. Insomma, per sapere “chi” è l’assassino, tanto per semplificare, bisogna arrivare fino all’ultima pagina. Che si legge a Gallarate al festival “I(n)soliti Sospetti” sabato 22 novembre.
Ma in tutto questo, lui, Luciano Garofano, tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri, si sente più investigatore o più storico? «Investigatore – risponde senza esitazione -. Non criminologo, ma investigatore. Perché alla fine il processo di lavoro è lo stesso: oggi si studiano gli atti del processo, gli interrogatori, le testimonianze. Ma anche con i fatti storici si studia ciò che la storia ci ha tramandato. Per questo lavoro, confluito nel libro, si sono attinte notizie da atti storici, che sono stati ripercorsi con le tecniche di oggi, spesso con il contributo di altre scienze, come la psichiatria forense».
Un lavoro dunque analogo a quello che il Ris compie tutti i giorni, anche se qui «tutto è più semplice, perché è possibile approfondire senza tensioni e tempistiche, senza lo scontro che esiste nell’affrontare casi attuali e le situazioni sono anche meno cruente. È un rileggere la storia con gli occhi e gli occhiali della scienza».
E si capisce che questa avventura di scrittore, al colonnello Garofano, piace, che lo appassiona, alla quale si dedica con la precisione che lo contraddistingue. E Gallarate? «Sono molto contento di tornarci, innanzitutto perché mi sento molto coccolato da questa realtà. E poi perché la partecipazione – numerica e di coinvolgimento – a Gallarate è sempre stata ottima. E devo dire che tornare al festival del giallo per la terza volta in tre anni è una cosa che mi riempie di onore. E di orgoglio».
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