Ultima preghiera in via Peschiera?
La bozza di ordinanza che vieta la riunione in strada è al vaglio del prefetto. Nel frattempo alcuni membri della comunità si sono trovati anche questo venerdì a pregare davanti alla vecchia moschea.
È passato un mese dalla fine del Ramadan ed è pronto a riaccendersi lo scontro tra Amministrazione gallaratese e comunità musulmana. Oggetto del contendere, ancora una volta, la disponibilità di un luogo per la preghiera: dopo la soluzione temporanea trovata dalla parrocchia di Arnate durante il Ramadan, una parte della comunità è ritornata a pregare nel corso del mese di ottobre sul marciapiede antistante il vecchio centro culturale di via Peschiera, chiuso ormai da anni. Oggi potrebbe essere stata l’ultima volta: l’Amministrazione comunale – dopo le reiterate lamentele dei residenti – ha annunciato infatti di aver presentato al prefetto Simonetta Vaccari una bozza di ordinanza, elaborata dalla Polizia Locale, che vieti la preghiera in strada, attualmente al vaglio della prefettura.
In attesa del pronunciamento, lo scenario è quello già visto in momenti diversi nei mesi scorsi: per la preghiera del venerdì una trentina di persone si sono ritrovate a pregare sui tappeti stesi in strada accanto al vecchio edificio industriale di via Peschiera, sotto una pioggia battente. Ad osservare la scena gli agenti del commissariato di Gallarate e della Polizia Locale, ma anche una troupe della Rai Lombardia tornata a riprendere il filo di una vicenda che si trascina da anni. «L’imam ci ha detto di non arrabbiarci, di attendere con speranza la soluzione della vicenda» ha commentato conciliante il portavoce della comunità Hamid Khartaoui. Meno diplomatico il commento del legale della comunità, Bruna Tatiana Ruperto. L’avvocato ha sottolineato il fatto che il prefetto «ha chiesto un incontro alla comunità senza la presenza del legale» e ha definito una eventuale ordinanza di divieto in contraddizione con il decreto Maroni, che dovrebbe perseguire gli irregolari, «ma anche garantire l’integrazione e i diritti di chi è in Italia regolarmente».
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