Quell’orribile vuoto di senso

Una giovane di Castronno commenta i vandalismi al presepe del rione Malpaga e riflette sulla mancanza di fede e ragione

Caro direttore,
ieri le ho scritto una lettera in cui, citando una frase di Kahlil Gibran, auguravo a tutti un anno nuovo in cui ognuno potesse ritrovare, anche solo per qualche istante, quello spirito bambino, che fa sentire veri, vivi, liberi da ogni pesantezza dell’età adulta, che ci faccia allontanare dal giudizio, dalla tentazione di fare valutazioni, bilanci…
Poi leggo sulla "Prealpina" una notizia che riguarda il paese in cui abito, Castronno: nella notte tra venerdì e sabato sono state rubate delle statue di un presepe, realizzato da artisti locali ed allestito come tutti gli anni nel rione Malpaga. Un altro articolo riporta che a Morazzone dei vandali hanno deturpato delle statue di un presepe, sempre allestito all’aperto, arrivando addirittura ad appendere il Gesù bambino su una croce: atti di inaudita ferocia e violenza che non possono non suscitare orrore in chiunque sia dotato, non dico di fede, ma solo di ragione e comune buon senso …e allora ecco che, inevitabilmente, quella voglia di esprimere giudizi prende il sopravvento e non posso non sentirmi arrabbiata, offesa, inorridita e il giudizio di condanna va a scagliarsi dritto contro quelle persone.

Poi, però, come sempre accade, passata la rabbia iniziale, che ti spinge a condannare, prevale, forse, la fede, o meglio, sono la fede e la ragione assieme, sempre valide alleate, che mi spingono a capire, seguendo un bisogno che in me è sempre fondamentale: comunque capire, analizzare, cercare un barlume di senso in ciò che accade attorno a me…
Allora, in nome di quella fede che, come leggevo in una lettera a lei indirizzata, viene spesso sbandierata senza trovare mai attuazione nel concreto vivere quotidiano, mi chiedo: come aiutare queste persone, che odiano a tal punto loro stesse da arrivare a compiere gesti che, oltre ad offendere gli altri, distruggono se stessi? io non so dare una risposta precisa, ma credo che anche qualsiasi magnanimo gesto di aiuto presupponga una volontà da parte del singolo di riempire questo vuoto, credo che ognuno debba avere, in prima persona, un senso di responsabilità verso se stesso, e verso gli altri, nel cercare un senso in ogni gesto e in ogni parola, e quantomeno nell’essere disposti ad accettare che qualcuno ci aiuti a trovarlo, se purtroppo nessuno nella vita ci ha mai insegnato a farlo. A tal proposito, mi sento di riportare un’altra citazione di Gibran, che ho riscoperto in tutta la sua profonda saggezza, di cristiano e profondo pensatore, sempre pronto a mettere in atto la ragione, non sottraendosi dal vedere anche le brutture dell’umanità, che così riflette: «La cosa che più mi rattrista è proprio pensare al nulla totale che domina nelle anime di queste persone, alla assoluta mancanza di amor proprio, che ti spinge a cercare altro nulla per coprire e tamponare il vuoto che già ti devasta dentro… Vorrei essere il pacificatore della vostra anima e trasfromare la discordia e la rivalità dei vostri elementi in unità e armonia. Ma come potrò farlo, se non siete voi stessi i pacificatori, anzi gli amanti di ogni vostro elemento?»
A volte, purtroppo, non si può far altro che sospendere ogni forma di giudizio, perchè purtroppo il vuoto è troppo dilagante… a volte, si riesce solo ad affidarsi alla fede, una fede, è vero, spesso vacillante, incerta, barcollante, ma unico appiglio di speranza.
Con una certa tristezza, ma pur sempre con speranza, rinnovo i miei auguri per un anno di pienezza vera nel cuore!

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Pubblicato il 28 Dicembre 2008
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