Su Gramsci un coro di cornacchie

Una riflessione sulla notizia di alcuni giorni fa da parte di Maria Pellegatta, Federazione P.d.C.I. Varese

Gent. Direttore,
E’ la seconda volta che viene intonata la malastoria della conversione di Gramsci alla religione cattolica in punto di morte.
Trent’anni fa come corifeo si propose un semplice prete, stavolta un vescovo, che ha incarichi importanti in Vaticano, in lista d’attesa per la nomina a cardinale.
Non importa se la cosa rappresenti una fandonia, smentita allora e rismentita anche in questi giorni da chi conserva le memorie dei parenti che assistettero Gramsci fino alla fine e raccontarono di un ingombrante, imbarazzante, assolutamente non richiesto andirivieni di preti e suore intorno al letto d’ospedale.
La cosa in sé non ha nessuna importanza per il coro di cornacchie che si sono messe a gracchiare su e giu’ per la Penisola con pagine e pagine di giornale e minuti e minuti di telegiornale al seguito, compiacendosi di farne parte anche quegli uccellacci sempre appollaiati borderline, che muovono il becco verso destra o verso sinistra in linea con la direzione del vento.
A questi zelanti d’accatto non interessa rassicurare i credenti sul posto che qualcuno sarebbe riuscito a prenotare per Gramsci nell’Aldilà. Preme invece accreditare un’altra questione, meno celestiale, disinteressata, altruista della prima. Una questione tutta immersa nell’Aldiqua e tutta politica: diffondere l’idea che Gramsci avesse ripudiato, ritenendoli non piu’ validi, i pensieri e le convinzioni che avevano mosso e illuminato la sua vita e che, dopo il 25 aprile 1945, sono diventati parte integrante della Costituzione della Repubblica.
Pensieri e convinzioni che Mussolini avrebbe voluto fossero spenti per sempre e per i quali Gramsci fu condannato a marcire nelle carceri fasciste per dieci anni. Chiuso in cella in condizioni fisiche precarie, il fondatore del Partito Comunista Italiano rifiuto’ sempre, fermo e sprezzante, l’ipotesi di una concessione della grazia in cambio della supplica che lui avrebbe dovuto rivolgere al capo dei fascisti.
Scrisse un’opera , “Quaderni dal carcere”, che è tra le opere italiane piu’ tradotte nel mondo.

Cordiali saluti
Maria Pellegatta – Federazione P.d.C.I. Varese

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Pubblicato il 01 Dicembre 2008
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