Contro le fratture vertebrali, la chirurgia miniinvasiva
Moderne tecniche d'intervento all'ospedale di Busto Arsizio: la cifoplastica con palloncino e l'innesto osseo, grazie all'aiuto della Banca dell'osso di Milano
Le fratture vertebrali sono uno dei più delicati problemi medici, oltretutto piuttosto diffuse anche per la grande diffusione dell’osteoporosi soprattutto fra le donne dai 60 anni in su. Altre cause sono ovviamente i traumi, ma anche altre patologie che indeboliscono l’osso come malattie del sangue, metastasi tumorali, lunghe terapie a base di steroidi.
La buona notizia è che per questi disturbi esistono ormai valide tecniche chirurgiche miniinvasive. All’ospedale di Busto Arsizio si utilizzano principalmente due tecniche: la cifoplastica con palloncino e l’innesto osseo. Tali metodiche sono impiegate dall’Unità Operativa di Ortopedia, diretta dal dott. Ruggero Riva, a partire dal 2003. Alla prima si fa ricorso nel caso di fratture dovute a osteoporosi, patologie tumorali della spina dorsale o a traumi delle vertebre toraciche alte nei pazienti giovani. Alla seconda si ricorre negli altri casi di traumi in individui giovani, ad esempio a seguito di un incidente stradale. Quando si opta per questa metodica si impiegano frammenti ossei provenienti dalla Banca dell’osso di Milano. La casistica dell’ospedale di Busto Arsizio annovera complessivamente il trattamento di oltre 500 casi con queste due tecniche.
La cifoplastica con palloncino è pratica ed efficace, econsente di alleviare immediatamente il dolore, ottenere un recupero postoperatorio in tempi brevi, recuperare il più possibile l’altezza della vertebra ed evitare l’utilizzo del bustino ortopedico, i cambiamenti nella postura, il mal di schiena e una limitata mobilità che conseguono di solito agli infortuni vertebrali. “La cifoplastica con palloncino – spiega il dott. Giancarlo Corti, responsabile della struttura semplice di Chirurgia della Colonna dell’ospedale di Busto Arsizio – è una tecnica chirurgica che assicura ai pazienti una migliore qualità della vita. L’intervento dura in media meno di un’ora ed è eseguito in anestesia generale. Il ricovero dura in genere una giornata. La caratteristica peculiare di questa metodica sta nell’inserimento per via percutanea nella vertebra fratturata di un palloncino che, una volta gonfiato, è in grado di riportare il corpo vertebrale collassato quanto più possibile vicino all’altezza originale. Solo quando la vertebra è stata sollevata grazie all’ausilio di questo dispositivo, si procede con l’introduzione del cemento osseo, un cemento biologico iniettato nella vertebra con un tubicino”.
Alla tecnica dell’innesto osseo si ricorre invecenegli altri casi di traumi in individui giovani, ad esempio a seguito di un incidente stradale. “Quando si opta per questa metodica – aggiunge il dott. Corti – nella vertebra che ha ceduto si impiega una sorta di mini rete che viene riempita con frammenti ossei forniti dalla Banca dell’osso di Milano. Così si può ottenere da subito la resistenza meccanica grazie al materiale inserito. Questo poi, nel tempo, si integrerà con il tessuto osseo del paziente. Anche i controllo a distanza per entrambi i trattamenti sono positivi e i risultati raghgiunti incoraggianti" conclude il dr. Corti.
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