“Morte naturale”, archiviato il caso Trotta
Una perizia di parte parlava di errori nei farmaci per la morte dell'uomo, in coma da anni e conteso tra Italia e Svizzera. Ma non c'erano elementi di prova e l'inchiesta è stata chiusa
E’ stata archiviata l’inchiesta sulla morte di Antonio Trotta, il cuoco morto in una clinica di Brebbia un anno fa. Secondo il gip di Varese Giuseppe Battarino non vi sono elementi per riaprire l’inchiesta. Il decesso fu determinato da una polmonite: cause naturali. La storia è nota. L’uomo era in coma e in stato vegetativo da oltre due anni, la famiglia aveva ne aveva ottenuto il temporaneo rientro in Italia. Ma la tutela giuridica era di un giudice svizzero che ne avrebbe chiesto a breve il rientro in territorio elvetico. L’avvocato dei Trotta aveva chiesto una perizia alla Procura, per stabilire se le cure in Italia fossero più appropriate. Ma Antonio era morto il primo ottobre del 2007, nel mezzo di una contesa tra i genitori italiani e la moglie bosniaca che vive ad Ascona. Morte naturale, su cui però la famiglia voleva vederci chiaro: la Procura aveva aperto un’inchiesta. A dicembre il fascicolo era finito davanti al giudice Giuseppe Battarino. La procura aveva già chiesto l’archiviazione, mentre la famiglia aveva presentato una perizia da cui risultava che sarebbe stati somministrati farmaci con tempi e dosaggi sbagliati. Il caso è chiuso.
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