Crisi degli sprechi e spreco della crisi
Una riflessione del senatore varesino del Pd Paolo Rossi sulla situazione economica in Italia
«Quando c’è una crisi è terribile sprecarla»: questa l’affermazione rilasciata, nelle passate settimane, da un celebre economista americano.
È chiaro che le responsabilità degli eventuali "sprechi della crisi" vadano addossate alla cattiva politica. Per converso è la buona politica che può orientare la crisi verso una soluzione positiva.
Ritengo che sia compito del Partito democratico, anche se siamo
all’opposizione, avvertire questa grande responsabilità.
Tutti gli indicatori e le analisi delle istituzioni indipendenti ci dicono che siamo in presenza di una crisi che per diffusione, intensità e durata non ha precedenti. I risultati sono sotto i nostri occhi: questo Governo ne ha gravemente sottovalutato la natura e le proporzioni, sia nelle quotidiane dichiarazioni, sia – e questo è assai più grave – nei documenti programmatici.
Fare previsioni in economia è (uso un eufemismo) difficilissimo. Tanto per citare un aneddoto, ricordo che una volta il presidente Reagan ebbe di che lamentarsi con il suo staff di economisti: «Ma insomma, non mi aiutate mai a capire, fate sempre previsioni sbagliate…». Il capo dello staff ribatté: «Sa, per noi economisti prevedere il futuro è un po’ come leggere in una palla di cristallo…». «D’accordo», replicò Reagan, «ma voi usate poco cristallo e tante palle!».
Di là dalla battuta (meno sciocca di quanto possa apparire a prima vista), l’arte del prevedere è difficile, ma credo – e forse sono i dati che ci aiutano a capire – che questa sarà una crisi strutturale più lunga di quelle che abbiamo conosciuto in passato, e che dunque ci troviamo in presenza di fenomeni e conseguenze inedite nella storia recente del nostro Paese, tanto da un punto di vista economico quanto, con pericolose ricadute, da quello sociale.
C’è chi sostiene che, da questa crisi, usciranno perdenti e vincitori. Potremo venirne fuori positivamente o negativamente: dipenderà, in buona parte, dalla capacità della politica di compiere scelte giuste.
Sarà comunque difficile alle nostre latitudini e nel nostro territorio, poiché questa crisi si abbatte su un Paese molto più fragile rispetto anche al recente passato: sono più fragili i partiti e l’intero sistema politico, i sindacati, le associazioni di categoria. È più debole la fiducia nella politica e nelle istituzioni, e quindi la disponibilità a credere e a fare sacrifici per assicurarsi un futuro migliore. Ma, nello stesso tempo, è più fragile anche la famiglia, vale a dire quegli ammortizzatori sociali naturali e culturali che possono aiutare a superare la crisi.
Ecco perché dobbiamo guardare a questo momento con grande senso di responsabilità, indipendentemente dal fatto che si militi al governo o all’opposizione.
In tale prospettiva mi preme ribadire che questo Governo, ma potrei dire più in generale la politica, sottovaluta colpevolmente la situazione. Non possono essere elaborate critiche concettuali contro l’eccesso di "mercatismo" sostenendo la necessità di un più accentuato intervento pubblico in economia e poi, alla prova delle responsabilità, assistere passivamente all’aggravarsi del quadro congiunturale, predisponendo una manovra a tappe.
Vi sono, ritengo, diverse emergenze su cui concentrare le risorse disponibili e che devono essere valutate e affrontate.
La prima riguarda coloro che perdono il lavoro. Vi sono licenziamenti individuali anche nella nostra Provincia. Sono soprattutto i licenziati in piccole imprese che non possono usufruire di ammortizzatori sociali: è necessario un investimento per realizzare un fondo adeguato, anche nei settori e per i lavoratori che attualmente non sono tutelati e, altresì, l’utilizzo della delega che il Governo ha per operare una riforma strutturale.
La seconda grande emergenza riguarda le famiglie che "non ce la fanno". Espressione che non è un espediente retorico, ma rappresenta una realtà che non può essere risolta con la tesserina (o card) della povertà.
La terza emergenza è la liquidità delle imprese. Le imprese faticano a trovare credito. È dunque indispensabile un forte intervento a sostegno dei consorzi fidi che sono la rete di sicurezza in particolare nei nostri territori, ed è necessario un congruo fondo per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti del sistema delle piccole e medie imprese. Ci sono imprese che hanno lavorato e non vengono liquidate e che, pertanto, sono ridotte a fare da banca nei riguardi della pubblica amministrazione e degli enti locali penalizzati dai tagli effettuati dal Governo.
La quarta emergenza è rappresentata dagli enti locali che sono il presidio della tenuta dello stato sociale. Non solo. Il sistema degli enti locali assorbe due terzi degli investimenti pubblici del nostro Paese. Se li fermiamo si ferma la macchina. Va pertanto sbloccato il patto di stabilità per gli investimenti. Sono soldi che entrano subito nel circolo. Ma è possibile che in un momento di crisi ci sono molti dei nostri Comuni che hanno soldi e che non li possono spendere?
In conclusione: il nostro territorio, la nostra Regione possiedono le risorse per affrontare anche questo momento delicato e difficile. Serve una grande apertura. Ci sono sfide da affrontare e intorno alle quali riversare le migliori energie, le idee, la determinazione del sistema delle istituzioni, delle imprese, del sindacato, ma anche della cultura e del nostro tessuto sociale.
Vinceremo tali sfide se metteremo insieme la valorizzazione del capitale umano, la capacità di rendere più competitiva la piattaforma produttiva della nostra Regione, e una maggiore efficienza della pubblica amministrazione.
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