Linate: l’epopea di uno scalo “privato”

Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani: "Gli aerei non sono taxi, ma parte della dirigenza politica e della borghesia milanese la pensa così"

Riceviamo e pubblichiamo

Che l’affaire Malpensa fosse una questione politica lo si era intuito. Addirittura, lo avevamo sottolineato più di un anno fa sollevando il problema di un “affollamento” aeroportuale che, in 40 km., ci sembra a dir poco assurdo. Malpensa, Linate e Orio al Serio: senza compiti definiti, ordini gerarchici e d’importanza e/o di servizio, senza missioni dettate da seri ragionamenti di scopo. Insomma, il tutto del nulla o il troppo del niente.

Sulla doverosa presa di posizione che avevamo chiesto tempo fa al Governo, per quanto riguardava Malpensa e Linate, ci ritorniamo ora dopo le dichiarazioni di Roberto Colaninno (presidente Alitalia) e di Monsieur Spinetta. Il primo sostiene che è importante «parlare con le autorità degli aeroporti milanesi» per giungere alla scelta «più economicamente sostenibile». Senza possibili fraintendimenti la sua presa di posizione riguardante lo scalo di Linate: «Le comodità si pagano, non sono gratis». Allora le pagheranno i cittadini milanesi direttamente interessati, o chi vuole queste comodità – ma non se ne accolla le responsabilità – farà ricadere costi e disservizi sull’intera comunità.

«Nulla di nuovo – dichiara Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani – perché dal 2000 ad oggi (seppur inascoltati dalla politica e dalle istituzioni) siamo intervenuti sul dibattito Malpensa-Linate scrivendo, a chiare lettere, che “se la borghesia milanese vuole uno scalo sotto casa, e tutto suo, che lo paghi”. Il nostro Paese, e soprattutto l’utenza, non si può permettere di prestare il fianco a questi assurdi capricci di chi pensa di potersi servire di un aereo come di un taxi: ci dispiace, ma non funziona così. Colaninno dice che Alitalia, come società privata, “ha deciso di non sopportare il costo della comodità dei cittadini di Milano”. Giusto e sottoscriviamo. A patto che questa comodità non venga spalmata sui contribuenti  italiani».

Qui non si tratta di politica milanese, ma di una “certa” classe politica lombarda che pensa di potersi muovere quando, come e dove vuole senza chiedersi se uno scalo aeroportuale può essere, o meno, un servizio valido per TUTTI i cittadini. Parlare di personalismo è poco.

Spinetta ha dichiarato al Sole 24 Ore, invece, che «il piano presentato dalla società acquirente di Alitalia alla fine di agosto ha messo sul tavolo, e senza lavorare con Air-France, due opzioni sul sistema aeroportuale. Una è Milano Malpensa, a patto però che venga ridefinita la vocazione di Linate come aeroporto specializzato sui voli interni».

«Guarda un po’: si parla di vocazione – incalza Bergamaschi. Nessuno ci aveva mai pensato prima di Spinetta? Nessuno si era posto il problema – assolutamente ovvio – di creare una rete sinergica tra gli aeroporti del Nord Italia basata sulla semplice politica aziendale fatta di costi e ricavi? “Nella nuova Alitalia, privata al 100% – ha detto Spinetta – non ci sarà più il peso della politica”. Dobbiamo credergli? Sinceramente lo vogliamo e ce lo auguriamo».

 

 

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Pubblicato il 03 Febbraio 2009
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