Tosi “C’è chi vuole mantenere le proprie tribù”

Il segretario provinciale del Pd risponde alle accuse di aver scelto il silenzio sulla vicenda Englaro. "Noi non accettiamo lo scontro becero voluto dalla destra"

"Nel nostro Paese ci sono memorie diverse che facciamo fatica a ricomporre". Stefano Tosi, segretario del Pd della provincia di Varese raccoglie le domande di Claudio del Frate e riflette sui fatti degli ultimi giorni.
"Sulla vicenda di Eluana Englaro, così delicata e strumentalizzata da Berlusconi, occorre distinguere sulla forte problematicità vissuta dalla famiglia dalle tensioni istituzionali. Occorre avvicinarsi con tutta la delicatezza necessaria. Il dibattito politico è stato deformato, ma quando Berlusconi ha forzato i termini con Napolitano, ha dovuto poi fare un passo indietro ed era evidente che doveva farlo".

Ma quali sono le ragioni perché lei ha scelto il silenzio?
«Negli stessi giorni delle tensioni politiche era chiaro che la tragica situazione di Eluana si sarebbe aggravata. C’era tanto dolore e di fronte a questo occorreva muoversi con profonda umanità. Da un punto di vista politico poi non possiamo seguire la logica di continue deturpazioni che evidenziano le difficoltà di confrontarsi. L’esempio è sotto gli occhi di tutti per come si sono comportati Berlusconi e Gasparri subito dopo la morte di Eluana. Queste riflessioni spiegano perché noi abbiamo preferito il silenzio».

Questo distinguersi sempre però non rischia di essere poco compreso?
«Il Pd si deve porre il problema delle diverse memorie su cui il Paese fatica a ricomporsi. Basti pensare alla guerra fredda, agli anni del terrorismo, a tangentopoli, alla nascita del fascismo. La nostra società è lacerata e molti hanno interessi a mantenere questa situazione perché così è più facile mantenere le proprie tribù. Dietro la nostra posizione c’è un ragionamento di fondo. Un Paese lacerato difficilmente può affrontare una crisi economica come quella che abbiamo davanti. C’è bisogno di autorevolezza del sistema politico».

Nel Pd però aumenta il malumore anche tra i militanti. C’è un generale spaesamento e le tante lettere e commenti di questi giorni indicano una profonda crisi. Come mai?
«Mi si accusa spesso di voler lavorare per unire ed è proprio così. Io sono convinto che non possiamo comportarci come Berlusconi. Lui gioca su questo terreno dello scontro ed è pericoloso. Se guardassimo alla storia vedremmo che i movimenti totalitari nascono dalle crisi e dalle sconfitte democratiche del Novecento. Comportarci a specchio di chi non ha rispetto delle istituzioni significa scendere su un terreno pericoloso».

Va bene, ma allora cosa distingue il Pd dal resto?
«Nei prossimi giorni lavoreremo sui temi economici che sono determinanti. A questo si unirà anche un’azione a difesa della Costituzione. Napolitano ha dimostrato di essere garante e se qualcuno pensa di indebolirlo sbaglia di grosso. Il Pd sarà sempre garante delle istituzione che sia all’opposizione o che sia al Governo. Dobbiamo lavorare per farci capire. È evidente che abbiamo dei problemi, ma la sfida di essere un grande partito politico è più difficile se prevalgono le divisioni. I cittadini ci chiedono autorevolezza».

Come giudica le azioni del Governo?
«In questi giorni appare chiaro come abbiano perso il senso. Berlusconi è in evidente difficoltà. Assistiamo a una profonda trasformazione e crisi economica e l’azione del Governo è insufficiente. L’inasprimento delle tensioni e il gridare sempre cercando contrapposizioni è figlia anche dell’incapacità di dare riposte serie. L’alternativa però non è ricercare lo scontro più becero, ma parlare al Paese che è animato dal buon senso e chiede di affrontare e uscire dalla crisi. Vogliamo vivere in un Paese normale».

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Pubblicato il 10 Febbraio 2009
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