«Noi studenti pronti a lottare per un’Italia senza mafia»

Graziana Calabrò racconta la sua esperienza sulla "Nave della Legalità", migliaia di studenti uniti per ricordare il sacrificio di Falcone e Borsellino

«È tempo di andare avanti, non più confidando sull’impegno straordinario di pochi, ma con l’impegno ordinario di tutti». Questa è la frase di Giovanni Falcone, posta sulle maglie di numerosi giovani provenienti da tutt’Italia, che il 23 maggio hanno inondato le strade di Palermo.
Queste parole non sono semplicemente stampate sulle loro spalle, ma rappresentano il fardello che ciascuno è tenuto a portare, testimoniandolo con la propria presenza: la lotta per un mondo senza mafia, un mondo in cui vige la legalità.

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Questo grido risuona tra le vie siciliane proprio il giorno del diciassettesimo anniversario della strage di Capaci. Così, sotto gli occhi speranzosi dei pochi palermitani affacciati al balcone e tra le note di “Pensa” di Fabrizio Moro, si è svolta la grande manifestazione contro Cosa Nostra

I ragazzi hanno combattuto con l’unica arma a loro disposizione: l’unione e i cori, che volavano nel cielo leggeri come quei palloncini che la stessa mattina hanno accolto la Nave della Legalità nel capoluogo siciliano.
Quando i giovani antimafia sono entrati nell’aula bunker dell’Ucciardone l’emozione era forte.
La vista delle gabbie allineate, dove erano stati  rinchiusi 475 boss imputati, dava una consapevolezza maggiore dell’importanza di quel luogo. La sera prima sulla nave, i ragazzi, avevano visto un video sulla storia dell’antimafia, e sull’istituzione  del primo maxi processo voluto da Falcone.  «Mai come in queste occasioni e davanti a queste memorie – ha esordito, con la voce rotta dall’emozione, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo nell’ aula bunker – sentiamo di essere una nazione, e una nazione unita. Lo Stato ha avuto in Giovanni Falcone e in Paolo Borsellino servitori eccezionali per lealtà e professionalità, coraggiosi e sapienti combattenti per la causa della legalità, in difesa della libertà e dei diritti dei cittadini. Li ricordiamo, e sempre continueremo a ricordarli come grandi esempi morali per i giovani e per tutta l’Italia». L’intervento di Napolitano, che ha avviato i lavori del convegno su "’Legalità, impresa, sviluppo", organizzato dalla fondazione Francesca e Giovanni Falcone, è stato preceduto dal canto dell’inno di Mameli.
Erano presenti insieme ai parenti delle vittime, tra cui Maria Falcone e Rita Borsellino, anche molte autorità come Emma Marcegaglia e i ministri Angelino Alfano, Mariastella Gelmini e Roberto Maroni, anch’essi emozionati dall’aurea che avvolgeva quella grande sala. «Abbiamo istituito un fondo unico per la Giustizia: un conto corrente costituito con i soldi che, grazie al lavoro dei magistrati, sono stati sequestrati alla mafia. In questo momento – interviene il ministro Angelino Alfano – su quel conto ci sono 440 milioni di euro».  
Maria Falcone, sorella del magistrato di cui ricorre il diciassettesimo anniversario della morte, quasi lo grida a tutta Palermo: «Ogni anno siamo sempre di più. La mafia sarà vinta da un esercito di alunni e maestri elementari».  
È questa la speranza. Il futuro della Sicilia è nelle mani della società del domani, e l’Italia intera è pronta a combattere al fianco dell’isola, contro le associazioni mafiose. Un’esperienza che rimarrà nei ricordi dei presenti per sempre, così come Falcone, Borsellino e tutti gli uomini coraggiosi morti per difendere quegli ideali per cui tutti non dovremmo mai stancarci di combattere: giustizia e libertà.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 27 Maggio 2009
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