Buona strada, capitan Lepore
Dopo quattro stagioni il numero 10 lascia il Varese per tentare l'avventura in serie B. Lo ha voluto il "suo" Lecce: giusto lasciarlo andare
Era nell’aria da tempo, ma il momento del distacco di Franco Lepore dal Varese lascia comunque un dispiacere forte per una separazione che riporta il capitano biancorosso nel suo Salento, con la maglia di quel Lecce che per chi abita laggiù è giustamente visto come una specie di nazionale.
Un dispiacere mitigato dal fatto che Lepore va finalmente a giocarsi le proprie carte di calciatore in Serie B, in una squadra che presumibilmente vorrà tentare subito la risalita nel massimo palcoscenico nazionale: un traguardo che per Franco sarà un nuovo punto di partenza, nella speranza che possa ripetere lo stesso cammino percorso sotto il Sacro Monte.
Arrivato in silenzio, nell’estate del 2005, e si fece subito notare per un particolare: parlava meno del già taciturno mister Devis Mangia. Quello però che Franco non diceva in sala stampa, lo spiegava già allora con il pallone tra i piedi: dieci gol nella cavalcata vittoriosa del Varese in Serie D, 19 nelle tre stagioni successive in C2 culminate con il trionfo ottenuto nell’ultima stagione. E poi tante sgroppate, traversoni, carattere: le qualità mostrate sulla fascia sinistra (ma anche da regista o da seconda punta) hanno presto interessato le squadre delle categorie superiori ma fino a ora il Varese era riuscito a tenerlo. Perché un capitano, una bandiera, un varesino ad honorem come è diventato Lepore in questi anni non si vende tanto facilmente.
La chiamata del Lecce però, come già detto, è diversa: anche per questo motivo Luca Sogliano ha acconsentito a dare Franco in prestito con diritto di riscatto per il club giallorosso. Franco, che ha statura, pelata e piedi alla Giovinco, torna al sole del suo Salento da dove sono arrivati tanti giocatori del Varese in questi anni (e pure il tormentone della serie D, Sciamu a ballare, ve lo ricordate?). Ci resta solo un pizzico di rammarico: se al Lecce fosse rimasto quel gran maestro di Mario Beretta, avremmo scommesso a occhi chiusi sull’esplosione immediata del capitano (chiamiamolo un’ultima volta così) anche in serie B.
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