Merce rara
Questa società, come quelle di sempre, ha bisogno dei giovani perché è nei loro occhi, nelle loro menti e nei loro cuori che corre la speranza
Dentro la città ci sono tante città diverse. Troppo spesso siamo sbadati e ce ne accorgiamo solo quando esplode un problema o quando lo stridore di qualcosa che ci turba diventa troppo assordante.
Vale per molte situazioni. In questi giorni Varesenews ha lanciato una provocazione: raccontare un pezzo di territorio partendo dai luoghi, dalle abitudini, dai pensieri degli adolescenti. Lo ha fatto con le loro stesse lenti. L’articolo che sta scatenando tanti commenti lo hanno scritto due ragazze diciassettenni che hanno fatto un stage scolastico in redazione. Loro conoscono, si muovono, vivono dentro quel tessuto sociale che tanti adulti guardano con sospetto; quando non lo ignorano completamente, come racconta una mamma. A coordinare tutto il lavoro il più giovane dei nostri collaboratori, di poco più grande di Sara e Laura.
Il piccolo reportage sull’universo giovanile è solo parziale. Sappiamo bene che ci sono molti mondi non raccontati. Nasce comunque da tante riflessioni diverse. La prima è la necessità di conoscere, di mettersi in ascolto senza alcun giudizio. L’adolescenza (almeno quella dalle nostre parti, perché in altri emisferi del mondo ha ben altre caratteristiche) è una fase della vita importante. La ricerca della propria identità è il filo conduttore e fa sorridere tutto quel vociare nei commenti che invoca “andate a lavorare”, piuttosto del tradizionale “ai nostri tempi…”. Così come lascia allibiti quel continuare a battere sull’assenza dei valori, come fosse una merce che, una volta finita, non è stata più rifornita sugli scaffali di un supermercato.
Fa bene La Forgia a ricordare che il guardar sempre e solo indietro è un male pericoloso anche se antico. Ed è splendido quel racconto di Pasolini scritto decenni indietro.
Quello di cui abbiamo tutti molto bisogno è di una maggiore consapevolezza e questa passa solo attraverso una profonda conoscenza. Purtroppo questa è merce davvero rara, altro che quella dei valori. Per conoscere occorre osservare, ascoltare, avere la capacità di entrare in sintonia. Occorre tener viva quella parte bambina che continua a sapersi stupire e non da mai nulla per scontato. Questo vale sempre e per ogni situazione sociale, tanto più quando si parla di un’età in evoluzione, in ebollizione, come quella che riguarda gli adolescenti.
Loro piuttosto se ne stanno troppo per i fatti loro. Vivono in un mondo parallelo: in parte è reso necessario dal loro stesso bisogno di crescere, dall’imperativo di esplorare la realtà e iniziare il viaggio che li porterà a crescere versò il mondo adulto. E qui la prima contraddizione. Perché sono proprio loro che possono aprire mondi, chiedere spazi, avanzare proposte. Sono loro che possono permettere a tutti gli adulti di diventare migliori. Non necessariamente per compiere quella rivoluzione sociale e politica che tanti loro coetanei credevano dietro le porte quarant’anni fa. Quel viaggio, quel bisogno di “diversità” può essere il vero lievito per un mondo migliore, dove quel "loro" diventi "nostro", di tutti, con caratteristiche diverse, con specificità diverse, dove prima di ogni giudizio ci sia spazio per il rispetto e per la possibilità di esprimere e vivere liberamente le proprie emozioni.
Questa società, come quelle di sempre, ha bisogno dei giovani perché è nei loro occhi, nelle loro menti e nei loro cuori che corre la speranza. Quando dovessimo scoprire che è diventata merce rara dovremmo preoccuparci e molto. Ma di tutti noi, non di loro.
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