L’etica vera salvezza del capitalismo
I giornalisti Gianfranco Fabi e Cesare Chiericati in un incontro al de Filippi su regole ed economia: un rapporto trattato dall’enciclica “Caritas in veritate”
Investitori portati sull’orlo del baratro da una stampa poco incline a prevedere i rischi delle recenti bolle speculative. Finanzieri che “pompano” l’economia su livelli lontani dalla produzione reale e vicini ai miraggi delle scommesse sugli indici. Multinazionali che sfruttano conflitti etnici per trarre vantaggio dalle risorse dei paesi in via di sviluppo.Tre esempi che fanno mettere le mani nei capelli a chi ama l’economia, ma anche i propri risparmi. Per non cadere nel pozzo senza fondo della speculazione fine a se stessa, forse un rimedio c’è, ed è quello di darsi delle regole di condotta. L’etica è stata alla base dei ragionamenti di Gianfranco Fabi, giornalista economico, ex vice direttore del Sole24ore e oggi alla guida di Radio 24, e del collega Cesare Chiericati, firma storica e autorevole di Varese già in forza al Giorno, Rtsi e nel passato al timone del Giornale del Popolo. Al collegio de Filippi di Varese il pubblico ha ascoltato con attenzione la capacità dei due giornalisti di trasformare complicati ragionamenti economici in parole comprensibili e che hanno tratto spunto dagli avvenimenti più noti dell’economia degli ultimi trent’anni. Quindi le grandi crisi dell’economia, vale a dire quella seguita allo shock petrolifero degli anni ’70, della bolla new economy e dell’ultima, l’americana e poi mondiale dei mutui sub prime, sono state confrontate e riviste con l’ottica proposta dall’enciclica di Benedetto XVI, la prima del suo magistero sociale e la terza del pontificato, dal titolo “Caritas in veritate”. 
Per spiegare la crisi dei sub prime, Fabi ha tirato fuori dal cilindro un esempio del passato, di alcuni secoli fa: la bolla dei tulipani. Nel 600, infatti, i bulbi dei tulipani rappresentarono in Olanda beni rifugio così sovrastimati da raggiungere prezzi altissimi, esorbitanti, per poi “scoppiare”. Un processo simile a quello avvenuto per le case americane, finanziate da mutui concessi anche a soggetti a rischio insolvenza nella speranza che il valore reale degli immobili, a garanzia dei prestiti, continuasse a lievitare, così da garantire l’esposizione. Un meccanismo che ha bruciato tanti investitori, ha spiegato Chiericati, “che restano col cerino in mano e a volte si scottano non solo le dita”.
Che fare allora? Il capitalismo va abolito? “No” è la risposta secca di entrambi: “Il capitalismo è come un’auto: se si va a sbattere, la colpa è di chi sta al volante”. Regole, insomma, che possono arrivare dal segure comportamenti di fondo, regole. Ed è qui che entra in gioco, secondo i relatori, la “Caritas in veritate”, che per governare il capitalismo propone parole come dono, carità, giustizia sociale, rispetto dei soggetti che gravitano attorno all’impresa e ai suoi attori. Regole che dovrebbero seguire gli attori della comunicazione economica, avvertendo con più rigore investitori lettori della burrasca; ma anche una bussola per le realtà economiche multinazionali che si muovono in paesi in via di sviluppo, troppo spesso sfruttando disuguaglianze e tensioni sociali per arrivare allo sfruttamento delle risorse.

Per spiegare la crisi dei sub prime, Fabi ha tirato fuori dal cilindro un esempio del passato, di alcuni secoli fa: la bolla dei tulipani. Nel 600, infatti, i bulbi dei tulipani rappresentarono in Olanda beni rifugio così sovrastimati da raggiungere prezzi altissimi, esorbitanti, per poi “scoppiare”. Un processo simile a quello avvenuto per le case americane, finanziate da mutui concessi anche a soggetti a rischio insolvenza nella speranza che il valore reale degli immobili, a garanzia dei prestiti, continuasse a lievitare, così da garantire l’esposizione. Un meccanismo che ha bruciato tanti investitori, ha spiegato Chiericati, “che restano col cerino in mano e a volte si scottano non solo le dita”.
Che fare allora? Il capitalismo va abolito? “No” è la risposta secca di entrambi: “Il capitalismo è come un’auto: se si va a sbattere, la colpa è di chi sta al volante”. Regole, insomma, che possono arrivare dal segure comportamenti di fondo, regole. Ed è qui che entra in gioco, secondo i relatori, la “Caritas in veritate”, che per governare il capitalismo propone parole come dono, carità, giustizia sociale, rispetto dei soggetti che gravitano attorno all’impresa e ai suoi attori. Regole che dovrebbero seguire gli attori della comunicazione economica, avvertendo con più rigore investitori lettori della burrasca; ma anche una bussola per le realtà economiche multinazionali che si muovono in paesi in via di sviluppo, troppo spesso sfruttando disuguaglianze e tensioni sociali per arrivare allo sfruttamento delle risorse.
L’incontro è stato il primo dei due promossi dal decanato di Varese. Il prossimo è in programma per martedì 20 ottobre dove don Ferdinando Citterio, docente di dottrina sociale della chiesa all’Università del Sacro Cuore di Milano presenterà l’enciclica dello scorso 29 giugno nella sua interezza.
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