Crisi: in fumo 40.000 posti di lavoro in Lombardia
Pesante il dato diramato dalla Cisl regionale e relativo al solo 2009, sulla base delle richieste di mobilità per lavoratori con contratto a tempo indeterminato
Sono 42.809 i posti di lavoro a tempo indeterminato perduti nella sola Lombardia dall’inizio del 2009. Il dato, pesante, è diffuso dalla Cisl regionale, che lo ha ricostruito sulla base delle richieste di mobilità fin qui approvate. Oltre un terzo di questi posti teoricamente "fissi" andati in fumo si registrano nella media e grande industria, oltre i 15 dipendenti: ben 15.784 qui i lavoratori rimasti a casa. I restanti quasi 27mila provengono dalle file delle piccole imprese. Per ora pochi, 80, i frontalieri coinvolti.
Ben il 40 per cento delle persone rimaste fuori dal ciclo produttivo sono donne. Assai numerosi gli immigrati coinvolti, 7.562 contro i 35.247 italiani, in pratica uno ogni sei persone rimaste senza lavoro, una percentuale almeno doppia della loro presenza effettiva nella società lombarda.
Per Fiorella Morelli, della segreteria regionale della Cisl, queste cifre impietose «confermano la gravità della crisi». A fronte della situazione, il sindacato chiede con urgenza «politiche attive e percorsi formativi per riqualificare chi è stato espulso dal lavoro e creare le condizioni per poter sfruttare nuove opportunità di occupazione, anche in settori diversi da quelli tradizionali».
Andando poi a ritroso con le statistiche, risulta dai dati in possesso del sindacato che nell’intero 2008 le
persone licenziate furono 27.735, contro le 25.064 del 2007.
Disaggregando i dati regionali, emerge che la provincia più colpita dalla crisi è Milano, con 16.365 licenziati; seguono due province densedi attività industriali come Bergamo (6.043) e Brescia (5.285), poi Varese (3.825). Più fortunate, ma anche più piccole e meno fittamente industrializzate, le realtà provinciali di Sondrio (644) e di Lodi (856).
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