Stop di Fini a modifiche costituzionali a colpi di maggioranza
Il presidente lo dice durante il suo intervento alla seduta straordinaria del Consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare
Solo ieri ai microfoni della trasmissione “in mezz’ora”, intervistato da Lucia Annunziata, il presidente della Camera Gianfranco Fini aveva aperto alla possibilità di una riedizione del lodo Alfano, lo scudo suoi processi per le 4 più alte cariche dello stato, per via costituzionale. Oggi, forse, corregge, o precisa meglio il significato delle sue parole con un “niet” a modifiche costituzionali a colpi di maggioranza. Come dire che se si valutasse l’opportunità di cambiamenti nell’ordinamento costituzionale questa opportunità deve essere il più possibile condivisa.
Il presidente lo dice durante il suo intervento alla seduta straordinaria del Consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare. «Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell’alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani – ha detto Fini – Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l’impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa. Perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano».
Durante l’incontro il presidente della Camera ha poi affrontato il tema dell’immigrazione, sottolineando che «non ci può essere integrazione senza legalità». «Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell’Italia rispettare la cultura d’origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri».
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