Guadagno di più e non voto
Il franco cresce e con questo l’astensionismo alle ultime elezioni regionali e l’attenzione dei ticinesi verso il nostro paese. Tre questioni che a prima vista sembrerebbero non avere particolari legami, ma non è così.
Da diverse settimane per un euro servono 1,4 franchi, quando si era arrivati a oltre 1,5. Su uno stipendio medio il "guadagno" è di circa 140 euro. È vero che oggi c’è qualcuno che fatica ad arrivare a 1.500 franchi, ma quella non è la norma. Una situazione che ha effetti favorevoli in diverse zone del nostro territorio, perché i cittadini coinvolti da queste dinamiche sono diverse decine di migliaia.
Duecento euro in più in busta paga fanno comodo ed è quello che mediamente stanno vivendo ventimila frontalieri che tutte le mattine si alzano all’alba per andare a lavorare in Svizzera.
Cosa hanno votato questi cittadini alle regionali? Ma la cosa più interessante è sapere se hanno votato. Durante la campagna elettorale tutti i partiti, con modalità diverse, hanno parlato dei frontalieri. Se esaminiamo i dati questo sembra aver avuto poco effetto perché l’astensionismo tocca le punte massime proprio nelle cittadine di frontiera. A Lavena Ponte Tresa ha votato il 47% degli aventi diritto. Non va tanto meglio a Porto Ceresio e Maccagno con un’affluenza del 50%.
Non possiamo essere certi di un’influenza forte del cambio sulle decisioni di voto, ma tanto è. I cittadini delle aree di confine sembrano essere meno interessati alla vita politica ed amministrativa della regione e non vanno a votare.
I rapporti tra Svizzera e Italia, nell’ultimo anno, sono stati molto tesi. Malgrado ciò in Canton Ticino non hanno mai smesso di seguire con la massima attenzione le nostre vicende e stanno analizzando quanto accadrà nelle regioni del Nord dopo le elezioni. L’altro ieri la Radio Svizzera ha organizzato un dibattito per discutere con Oscar Mazzoleni, Aldo Bonomi e Piero Bassetti circa una possibile macro regione padana che circonda la Svizzera meridionale.
«Se davvero si realizzerà il federalismo invocato e preteso da Bossi dopo il successo elettorale, – era tra le domande poste, – quali nuove spinte arriveranno dalle più ricche regioni d’Italia desiderose della propria autonomia politica ed economica? Che cosa diventerà lo spazio padano che tocca così da vicino la Svizzera italiana? Nasceranno nuove forme di collaborazione transfrontaliera o si assisterà a un ripiegamento dentro i vecchi confini nazionali?».
Tutte domande che non riguardano una marginale fetta della popolazione, perché per Varese la collaborazione con il Ticino è un tema importante. Un certo snobismo e disinteresse sul versante italiano produce distanza, soprattutto tra chi ha bisogno di quella collaborazione transfrontaliera.
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