I sindaci in rivolta marciano su Milano
I primi cittadini dei comuni «più virtuosi d’Italia» hanno presentato al prefetto un documento per chiedere la revisione del patto di stabilità e maggiori trasferimenti ai comuni
Cinquecento sindaci lombardi hanno marciato su Milano. I primi cittadini dei comuni «più virtuosi d’Italia» hanno percorso i pochi isolati che separano piazza San Babila, dove si sono ritrovati questa mattina alle 10, e Palazzo Dotti, dove li aspettava il prefetto Gian Valerio Lombardi, per consegnare simbolicamente la fascia tricolore. È il gesto disperato di chi ogni giorno deve far quadrare i conti di amministrazioni vessate da tagli crescenti e vincoli di bilancio paradossali, che per molti comuni significano avere casse piene di soldi che non si possono spendere.
Era la manifestazione dell’Anci Lombardia, appoggiata anche dall’Upel, che, capitanata dal sindaco di Varese Attilio Fontana, ha guidato una schiera assolutamente trasversale di sindaci all’incontro con il prefetto.
Pdl, Pd, Lega, liste civiche, oggi non si sono fatte distinzioni di sorta, e tutto hanno marciato compatti al grido di «lasciateci amministrare i nostri comuni».
E oggi, dal Prefetto, sono riusciti ad assicurarsi un incontro che si svolgerà presto con il Ministro Tremonti e Gianni Letta, tutto incentrato sui loro problemi.
I sindaci chiedono sostanzialmente due cose: la revisione dei parametri del patto di stabilità e trasferimenti statali adeguati a finanziare i servizi per i cittadini.
Cosa significa patto di stabilità è presto detto: è un vincolo di bilancio che impone ai comuni di rispettare determinati parametri di spesa. L’obiettivo è limitare le spese dei comuni che, una volta contabilizzate, fanno crescere la spesa pubblica del bilancio complessivo statale, con il rischio di sforare i parametri imposti dall’Europa.
Quindi per 500 sindaci che tirano dalla parte degli enti locali dall’altra c’è il Ministro del Tesoro, tutti a tirare una coperta sempre più corta.
Tra i Comuni c’erano però anche quelli che di soldi proprio non ne hanno e oggi chiedevano soprattutto i trasferimenti necessari per i servizi fondamentali ai cittadini. Nel 2010, infatti, sono previsti trasferimenti in meno ai Comuni lombardi per 22 milioni die euro, mentre verranno imposti 200
milioni di economie in più rispetto al 2008.
Morale: gli investimenti dei Comuni sono scesi del 18% in due anni e con il 2010 il calo sarà del 30 in tre anni.
I sindaci sono tutti concordi: in mancanza di risorse, tra i servizi essenziali e gli investimenti per uno sviluppo e una pianificazione virtuosa a medio lungo termine, scelgono senza dubbio i servizi inderogabili per i cittadini, con buona pace dello sviluppo del territorio. E alla fine, nonostante loro ci mettano la faccia, chi ne risente è innanzitutto il cittadino.
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