Santaromita sfida le Ardenne per sognare il Giro

Lo scalatore, recente vincitore alla "Coppi&Bartali", correrà in una settimana Amstel, Freccia e Liegi. Non è invece convocato per la corsa rosa anche se, dice: «Spero sempre in un miracolo, quindi voglio fare bene al Nord»

ivan santaromita ciclismoUn futuro prossimo con le Ardenne ma senza Giro d’Italia. È una primavera bella e divertente, solo velata da un pizzico di amarezza, quella che sta vivendo Ivan Santaromita. Il corridore di Clivio, 26 anni a fine mese, è stato convocato dalla sua Liquigas-Doimo per la campagna del Nord che ormai è alle porte: Ivan disputerà infatti Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi nel giro di una settimana e avrà il compito di supportare i capitani della squadra che saranno Kreuziger e Nibali con Pellizotti che si aggiungerà per la "decana" delle classiche. Una chiamata importante per un ragazzo che a fine marzo si è preso la grande soddisfazione di vincere la prima corsa in carriera, la "Settimana Coppi&Bartali", una gara a tappe che vedeva al via parecchi corridori di primo piano. «La vittoria ti cambia in meglio – spiega ora – Mi sento più sicuro nei miei mezzi, e se la testa è positiva anche le gambe girano meglio» dice Santaromita che nel Varesotto adora le salite del Cuvignone e del Campo dei Fiori, che percorre spesso insieme al suo capitano, Ivan Basso.

Ivan, ci racconti come è nata la sua prima vittoria. Qual è stata la difficoltà maggiore?
«La tappa più dura è stata quella del secondo giorno, dopo le due semitappe iniziali: arrivai al traguardo con qualche secondo di ritardo e feci molta fatica. Il giorno dopo però stavo meglio: ha attaccato con Niemec e sono arrivato con lui, prendendo la maglia da leader per la prima volta in carriera. Averla mi ha aiutato, perché con quella puoi sempre mantenerti tra i primi senza che nessuno ti infastidisca: in una tappa successiva, quando si sono creati alcuni "buchi" nel gruppo, sono così riuscito a stare in testa e ho aumentato anche il vantaggio. Per questo mi è stato anche utile correre in Qatar a inizio anno: là il vento era determinante e creava i cosiddetti ventagli, un’esperienza che mi è tornata buona qui».

La sua famiglia è tutta votata al ciclismo. Suo fratello Antonio fu un buon professionista, suo papà si commuove pensando a Ivano, l’altro fratellino scomparso mentre pedalava vicino casa. Come hanno vissuto il primo successo tra i grandi?
«Abbiamo festeggiato tutti insieme, appena sono tornato a casa. I miei genitori e gli altri familiari sanno i sacrifici che ho fatto e a loro volta fanno sacrifici per seguirmi e sostenermi. Se poi mi vedono triste perché i risultati non arrivano, ci stanno male. Festeggiare in gruppo è stato bellissimo».

Si confronta spesso con Antonio, su questioni tecniche?
«Senz’altro: quando ho bisogno un consiglio è la prima persona cui mi rivolgo. Sa indirizzarmi su tanti aspetti: dall’allenamento a come affrontare certe corse che lui ha disputato in passato».

Ora le Ardenne dove ha già corso l’anno passato: quale gara preferisce? E che ruolo avrà?
«La Liegi è quella che mi piace di più perché lassù vince davvero il più forte: fare tattiche serve fino a un certo punto. Però anche la Amstel non è male: è più tecnica, bisogna sapere qual è il momento giusto per stare coperti e quale è adatto per portarsi avanti. Soprattutto alla Liegi mi piacerebbe iniziare a lavorare a 50/60 km dal traguardo e poi vedere cosa succede».

Primavera vuol dire anche Giro d’Italia. Lei però pare non sia tra i convocati…

«Purtroppo no, al momento non mi hanno detto niente a proposito. Decide la squadra, ma è ovvio che mi dispiace visto che non l’ho mai corso. Il Giro per un italiano è un traguardo fondamentale ma per quest’anno temo rimanga tra i sogni: aspettiamo le Ardenne e speriamo in un miracolo, ma purtroppo sono quasi certo di rimanere fuori».

Al Giro la Liquigas punterà forte su Ivan Basso. Che rapporti avete?
«Molto buoni: abitando vicino usciamo spesso insieme e Ivan è uno di quelli che mi spronano sempre ad allenarmi al massimo e a essere sempre pronto. Ci siamo sentiti anche in questi giorni, in cui lui è in ritiro sul Monte Teide: sta bene, è pronto per il "Trentino" e ha bene in testa l’obiettivo grosso, il Giro d’Italia. E se vuole, può contare su di me».

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Pubblicato il 14 Aprile 2010
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