Tutta colpa dei cattocomunisti
Silvio Berlusconi interviene all'assemblea nazionale di Confartigianato e chiede di cambiare l'articolo 41 della Costituzione perché è troppo datata
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Questo l’articolo 41 della Costituzione.
E questo l’intervento di Silvio Berlusconi all’assemblea di Confartigianato.
"Cambieremo l’articolo 41. La Costituzione è molto datata, si parla molto di lavoro, quasi mai di impresa che è citata solo all’art 41 e non viene mai citata la parola mercato. Quanto alla libertà di impresa è si riconosciuta, ma con una serie di vincoli che con il tempo sono diventati una montagna di vincoli e di lacciuoli. Quando la Costituzione è stata scritta era molto forte la contrapposizione tra capitale e lavoro. Democristiani e comunisti dovettero trovare un’infinità di compromessi su ogni articolo. Mi sono domandato stanotte: ma fino a quando il paese potrà vivere e crescere su compromessi di matrice catto-comunista? La risposta datela voi. Ora sono passati 62 anni dall’entrata in vigore della carta costituzionale, anzi tutte le graduatorie internazionali dicono che l’Italia è uno dei paesi in cui è più difficile fare l’imprenditore a causa di norme confuse, a causa di una burocrazia complicata e ferraginosa, a causa di carenze di infrastrutture adeguate, a causa di una giustizia civile inaccettabilmente lenta . Ebbene noi vogliamo intervenire per cercare di porre fine a questo stato di cose".
La platea ha brevemente applaudito il premier quando si è fermato citando i catto-comunisti e con un ghigno ha aspettato la reazione degli artigiani in sala.
Se le riflessioni, importanti e opportune, sulle riforme, prendono questa piega, c’è da credere che arriveranno tempi duri e tristi.
Berlusconi vorrebbe che la Costituzione parlasse del mercato. Non è una contraddizione? Cosa vorrebbe, maggiore libertà per legge? Berlusconi attacca i padri costituenti perché troppo mediatori e troppo attenti ai lavoratori. Cerca l’applauso ancora una volta attaccando i cattocomunisti che alla fine sarebbero responsabili delle difficoltà delle imprese.
Quell’infinità di compromessi di cui parla il premier furono il risultato alto dell’incontro delle culture diverse. Quegli uomini dal 2 giugno del 1946 lavorarono per un anno e mezzo per dare una delle carte costituzionali più belle attualmente esistenti. Si può e si deve cambiare perché il mondo è cambiato. Pensare di farlo con questi messaggi, con questo piglio autoritario è davvero pericoloso. E l’articolo 41 è uno di quei capisaldi che proprio non necessita cambiamenti. La burocrazia non la si smantella cambiando i principi fondamentali, ma attraverso una vera e coerente azione riformatrice.
Quanto alle classifiche internazionali il premier si dovrebbe preoccupare di tutte quelle che riguardano il nostro Paese. A partire da quella sulla libertà di stampa. E da domani si corre il rischio che le cose diventino ancor più drammatiche.
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