Malpensa è la prima frontiera d’Europa
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni vanta l'azzeramento degli sbarchi a Lampedusa: "Ora dobbiamo concentrarsi sugli aeroporti per fermare i clandestini"
Malpensa nuova frontiera dell’immigrazione irregolare. Più di Lampedusa, dove gli sbarchi si sono
ridotti drasticamente grazie agli accordi con il regime libico di Gheddafi e alla mano dura dei respingimenti. «Malpensa è la frontiera più avanzata d’Europa, uscita dal flusso di traffico degli esseri umani» l’ha definita il ministro degli Interni Maroni, intervenuto questa mattina alla presentazione dello studio sul contrasto al fenomeno commissionato da Sea, il gestore dello scalo milanese. Protetto da un imponente servizio d’ordine, tra guardie del corpo e un plotone di agenti schierato fuori dalla sala stampa, il ministro ha affrontato a tutto campo la questione immigrazione e le strategie europee, ribadendo la necessità di un approccio condiviso. «Quel che succede a Malpensa interessa l’Europa intera, bisogna presidiare i punti d’accesso, focalizzando l’attenzione proprio sugli aeroporti». Per questo Maroni propone un’estensione dell’agenzia sull’immigrazione europea Frontex, che non abbia più solo funzioni di monitoraggio, ma anche di contrasto diretto del fenomeno. «Dobbiamo rivedere le normative, che sono troppo complesse. Non si può scaricare tutto solo sui Paesi di primo ingresso, che finirebbero penalizzati».
prima frontiera per ingresso di clandestini. I respingimenti sono stati lo scorso anno 784, contro i 1401 del 2008 e i 3986 del 2006. «Ma non è solo effetto del dehubbing di Alitalia», spiega il presidente di Sea Aldo Bonomi, «ma anche per le aumentate capacità d’indagine della Polizia di Frontiera e per la funzione dissuasiva che deriva dalla responsabilità data ai vettori». Le compagnie aeree infatti devono farsi carico del mantenimento momentaneo e del rimpatrio delle persone imbarcate con documenti non in regola e che arrivano in Italia. «Il sistema sviluppato a Malpensa può essere preso ad esempio a livello europeo» ha concluso Bonomi. Anche se non bisogna dimenticare che anche in passato erano migliaia clandestini che passavano per Malpensa: non tanto quelli che entrano senza documenti, quanto chi entra nel nostro Paese con visto turistico o per motivi sanitari o per altro e poi rimane sul territorio italiano senza permesso. Flussi invisibili («Non si può calcolarli» ha ammesso il professor Giulio Sapelli, che ha coordinato il lavoro di ricerca), impossibili da tracciare anche oggi, ma poco citati, perché meno efficaci dal punto di vista mediatico e politico rispetto ai disperati che viaggiano sui barconi. Intanto, Maroni vanta la scomparsa dei clandestini respinti in Libia o in mezzo al mare.TAG ARTICOLO
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