Un boato, poi le grida: “La strada è bloccata”

La famiglia Motta ha la casa di montagna proprio sotto la frana di stanotte e racconta l'accaduto: "Quattro anni fa era stato anche peggio". FIno a pochi anni prima la zona era considerata del tutto sicura

frana veddascaNon è la prima volta che il dissesto idrogeologico colpisce, qui a Veddasca, e c’è chi la prende ormai con un certo aplomb, per quanto si trovi esattamente sulla traiettoria di periodiche colate di fango, sassi, rami e quant’altro. E’ andata così anche questa notte: a raccontarcelo è la famiglia Motta che in questi giorni è in vacanza nella sua casetta di montagna, subito a lato della provinciale. Oggi pochissima la gente in paese o di passaggio, qualche raro ciclista su strade da grimpeur di razza, lo stormire delle fronde e il cinguettio degli uccelli quasi gli unici rumori. Non è stato facilissimo raggiungere la zona, su una strada strettissima e malagevole anche nella bella stagione, e segnata da tratti con brecciolino, sassi e foglie, "regalo" della scorsa notte: le frane tra l’altro sono state due, la prima fra Graglio e Armio, la seconda in paese che per poco non ha investito la casa, ma in compenso ha sepolto la Peugeot206 di Tiziano, il figlio ("è da buttare" allarga le braccia). "A mezzanotte circa" raccontano "quando ormai dormivamo, si è scatenato un nubifragio, che sarà durato forse mezz’ora", dopo una serata segnata da lampi in distanza. Poi si è udito un boato. "Poco dopo è pasata una persona" racconta Tiziano, che si trova nella casa con il padre Orlando e la madre Silvia Mastellari, originaria proprio di qui, "e ci ha gridato che la strada era bloccata. Effettivamente era ricopera di terra e veniva giù un rigagnolo d’acqua, mentre già cominciava a spiovere. Abbiamo chiamato il 112 e ci hanno messi in contatto con protezione civile e vigili del fuoco che si sono attivati". Prima ancora che potessero arrampicarsi fin quassù "è sceso da Lozzo" (il paesino più in alto) "uno stradino della Provincia che era reperibile, con una piccola ruspa, e ha cominciato a liberare la strada". In seguito sono giunti i Vigili del Fuoco che hanno dovuto occuparsi dell’altra frana, quella tra le due frazioncine. smottamento veddasca galleria

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Fin qui i fatti: resta la fragilità di un territorio. "L’amministrazione comunale sta monitorando da tempo e con attenzione" dice la famiglia Motta, "fanno un buon lavoro". Nel tempo però la situazione si è evoluta, e non in senso positivo. "Fino a una quindicina di anni fa questo canalone non aveva mai mandato giù acqua. Addirittura, qui si riparavano le fascine di legna perchè era considerato posto asciutto. Poi di colpo in pochi anni è successo tre o quattro volte: in particolare in modo molto pesante nel 2006, sempre a luglio". Confermerà anche una signora che risiede sul posto tutto l’anno che nei decenni passati l’area non era considerata a rischio. "Piove magari più brevemente, con più violenza, sono piogge tipo monsone" riassume il signor Motta. "Quando non viene curato il bosco si forma come un tappo di rami, alberi caduti, sassi e quant’altro" che alla prima pioggia violenta può fare danni.
Nessun dramma comunque per stavolta: la casa è salva, lambita dall’ondata di fango che ha circondato il tavolinetto di pietra poco fuori dalla porta. "Quattro anni fa era stato peggio, il fango aveva ricoperto anche il sentiero che collega le case". Ma qualcosa bisognerà pur fare a monte per evitare altri guasti in futuro: "anche perchè stavolta c’è rimasta sotto un’auto parcheggiata, ma bisogna pensare prima di tutto alla gente che passa".

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 12 Luglio 2010
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