Oltre al dialogo c’è stato un pestaggio

La lettera degli insegnanti dimostra una passione forte per il proprio lavoro. La gravità dell'episodio però non può esser sottovalutata

"La nostra è la scuola del dialogo". Lo scrivono i docenti della Salvemini dopo il pestaggio dello studente. Ci fa piacere sentirlo ribadire, anche se è nei compiti di ogni educatore. Ci fa altrettanto piacere sapere, e far sapere, che vengono realizzate tante attività e che l’istituto ottenga tanti riconoscimenti.
Lo sforzo e il lavoro degli insegnanti troppo spesso non trova la giusta attenzione. Avere occasioni per diffondere gli elementi virtuosi di una scuola è importante, ma ora si sta parlando di altro.
Sostenere però che "l’episodio di bullismo poteva accadere ovunque", non toglie nulla alla gravità del fatto. Sostenere invece che "non si deve collegare alla vita scolastica dell’istituto" è grave. Cosa va ricondotto alla vita scolastica? Le lezioni, le interrogazioni, i compiti in classe, le valutazioni? Ci fermiamo qui? Quella scuola, come bene si legge nella lettera, ha il pregio di aprirsi al territorio e di farsi interprete di proposte positive. Questo non dispensa però dall’affrontare e denunciare i problemi per quello che sono.
Troppo spesso gli insegnamenti sono lasciati soli, ma a volte questi  preferiscono non vedere e non sentire perché non saprebbero come agire. Quello che scrivono i docenti della Salvemini non fa che rinforzare questo timore. 
La scuola sapeva che esisteva un problema. La mamma di quel ragazzo massacrato di botte è stata chiara e anche l’assessore, pur nel rispetto della privacy, ha confermato che qualche problema esisteva. Il fenomeno del bullismo è difficile da affrontare. Lo sanno tanti dirigenti scolastici. Alcuni arrivano perfino a fare i gendarmi, mansione che certamente non gli compete, ma non avendo altre modo, piuttosto che assistere a episodi di violenza, si assumono anche queste responsabilità.
Non è giusto e non va bene che si arrivi a tanto, ma non va bene nemmeno fare gli struzzi.
È importante e positivo che gli insegnanti chiudano la loro lettera affermando che "vogliono continuare ad essere un punto di riferimento per tutta la città di Varese". È un proposito che gli fa onore, ma ripartiamo a discutere serenamente di quanto successo senza per questo sentirsi sminuiti o messi sotto accusa. Non ne ha bisogno nessuno, mentre abbiamo tutti bisogno di sapere che gli insegnanti hanno tanta passione e la vogliono manifestare pubblicamente anche attraverso questa lettera.
Per onore di cronaca colpisce anche  il «no comment» di Marisa Lucianetti, preside dell’istituto comprensivo Varese 4 di cui fa parte la media Salvemini. Dopo il pestaggio e la denuncia ai carabinieri, il caso degli attriti tra i tre ragazzini sfociati in un’aggressione fuori dai cancelli della scuola è arrivato sul tavolo della preside che ha ricevuto la madre della vittima, a cui i medici del pronto soccorso hanno diagnosticato ferite guaribili in 25 giorni.
Davanti alla preside, la madre della giovane vittima si è recata oggi per portare la documentazione relativa all’aggressione. A lei è andato il sostegno e la solidarietà dei genitori dei compagni di classe.

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Pubblicato il 04 Ottobre 2010
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